Pubblicità e culi

Pensate forse che questo titolo sia un’ironica e poco coerente anticipazione di quello che illustrerò nel seguente articolo?

Sì? Mi state sopravvalutando.

No? Avete ragione.

Infatti quello di cui parlerò è proprio pubblicità, al fine di tediarvi con le nozioni che ho appena appreso dal mio libro di scuola. Forse non l’ho mai accennato ma sì, nel mio amato liceo -oltre a studiare la deprimente concezione dell’amore di Platone; come si fanno impazzire un gruppo di persone innocenti attraverso un esperimento (scienze sociali) ed infine come imparare una serie di teorie economiche che sbattute in faccia alla crisi…non ci aiuteranno a risolvere un cazzo!- si studia anche comunicazione, percepite la poetica instabilità di questa parola, comunicazione… delizioso. Se mi chiedete qual è il significato di questa parola, dopo tre anni di liceo, e temo che non sia motivo di vanterie, non lo saprei ancora spiegare. Comunicazione è tantissime cose, comunicazione è quella che sto facendo io ora con voi, comunicazione è la foto che posterò e l’attore che avrà una determinata espressione nel film, i colori utilizzati e i movimenti sono comunicazione, l’arredamento in una casa è comunicazione, un piatto di cucina, un taglio di capelli, un modo di vestire, un modo di mangiare, di guardare, di scrivere, di respirare (cioè io quando ho un attacco d’asma comunico che sto morendo…). La comunicazione in sé è un po’ vaga come idea in quanto, come ce lo insegna la nostra insegnante di filosofia ed ex insegnante di scienze umane “è impossibile non comunicare”. Quindi miei futuri datori di lavoro, io ho fatto comunicazione…ha…<<Comunica con lo spazzolone del bagno, Bocarelli…>>

Chissà perché ho il presentimento che finirà così.

Tuttavia.

Ora, tornando a noi, mi trovo nella spiacevole situazione di dovervi annoiare con un insensato sproloquio sulle agenzie pubblicitarie, quindi vi suggerisco di terminare qui la lettura, a meno che non siate interessati (e lì vi suggerirei un antibiotico ma fate voi) o che lavoriate nel campo della pubblicità e vogliate vedere come mi umilio parlando di cose che non comprendo a pieno (in tal caso sono accettate correzioni, ho la verifica sabato, si sa mai).

Ordunque. L’agenzia pubblicitaria ha la funzione di progettare, realizzare e diffondere una campagna pubblicitaria, sostanzialmente (non vi aspettavate che ne parlassi sul serio, è vero?). Deve tuttavia occuparsi anche dell’aspetto di consulenza con il cliente e di reperire e prenotare o verificare la disponibilità di tutti i vari mezzi di comunicazione sul quale immettere la campagna. Mi sbaglio? Cazzi vostri, io ho sedici anni e oggi ho cucinato le verdure per la prima volta (con un mestolo in mano per proteggermi dagli schizzi di olio bollente) quindi non giudicatemi.

Intanto può essere incentrata su uno o più soggetti (monosoggetto, multisoggetto…scommetto che i nomi non sono ad opera del Reparto Creativo) ed essere diffusa attraverso uno o più mezzi di comunicazione (monomediale, multimediale…vabbé).

Una campagna pubblicitaria può essere definita tattica quando ha un obiettivo con una scadenza piuttosto breve e deve essere quindi ad impatto, mentre strategica quando ha, invece, una durata abbastanza lunga.

Gli obiettivi quali sono? Ed ora ve li sparo a memoria perché non sono assolutamente in grado di spiegarli: di lancio, di mantenimento, d’immagine, di prodotto, di linea, istituzionale, collettiva, comparativa. Ha…

Ed ora la parte che preferisco, quella in cui posso parlare di account manager e di art director senza avere la più pluridecorata idea di cosa significhino questi termini.

Ah maledizione, chi se ne frega. Come avrete capito cercavo di evadere dai miei doveri riversando su di voi il mio senso di colpa, vi chiedo umilmente scusa.

Di cosa potremmo parlare allora, amici ascoltatori? (grilli in sottofondo).

Dunque, parliamo di sederi. Vi piace l’argomento? Passare dalla pubblicità ai sederi è una bellissima oscillazione, anche se a pensarci bene i jeans Jesus si erano pubblicizzati attraverso un cartellone su cui era ritratto un culo, un bellissimo culo mi dicono, e sotto la scritta “chi mi ama mi segua”.

E’ imbarazzante che io sia riuscita a collegare l’argomento “culi” all’argomento “pubblicità”.

Pah…

Tornando a noi. Oggi, passando vicino alle vetrine sono arrivata a definire il mio culo con un assetto longitudinale di considerevole lunghezza. Ovvero che è grosso. Parliamo della distanza pube-chiappa, non chiappa-chiappa. Temo di starvi confondendo le idee.

 

Perché non parliamo di…ah basta, maledizione, sono ridicola.
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A presto.

Camilla

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