E la cosa spaventa

Uomini che vogliono donne che hanno voglia di loro e non voglia di vivere. Uomini che preferiscono essere l’oggetto di un morbo, di un desiderio mal riposto, il risultato di un’insoddisfazione, il tesoro nell’adattamento. Uomini che si credono superiori e necessari quando in realtà, il loro senso di importanza è la loro più grande debolezza, e la loro debolezza un alibi. Paura. Paura e nient’altro. Come tutti, in fondo. Ma celata dietro una chiara necessità di sentirsi necessari, da parte loro, e la necessità di inseguire qualcuno, di avere valore in base ad una futile conquista, per gli altri. Il ruolo degli uomini e delle donne è scambiabile ma, di solito, rispettivamente troviamo gli uni nella prima posizione e le altre nella seconda. Ci tengo a sottolineare che l’ultima cosa che voglio è generalizzare. Alla fin fine forse abbiamo tutti la stessa debolezza, non restare da soli. E ci fa così paura restare da soli. Paura di cosa? Dell’ignoto. E’ la paura più diffusa, eppure ci dovremmo conoscere bene dopo anni di convivenza. No che non ti puoi conoscere se vai alla ricerca sempre di qualcosa che riempia un vuoto dentro di te. Come le fami nervose, quando sei preoccupato e non fai altro che mangiare. Come quando hai un sacco di pensieri confusi e ascolti la musica. Cercare di non vedere qualcosa che non c’è. Sembra in effetti paradossale, ma peggio ancora di vedere qualcosa è accorgersi che non c’è. Vuoto. Niente. Hai un enorme profondissimo buco nello stomaco. Te lo senti proprio e la cosa migliore è tapparlo, con chiunque. Basta non accorgersene. Non accorgersi dello squallore, o meglio, le persone non particolarmente brillanti non se ne accorgono ed in fondo così a loro va anche bene. Stanno con qualcuno che non amano ma che li ama, stanno con qualcuno che non li ama, ma che, fatti due conti, non li lascerà mai, che frega a loro di mettersi lì a riflettere sulla felicità? Loro sono già felici, non si fanno domande. Beata ignoranza. Per le persone con una certa sensibiltà invece la questione è più spinosa. Fingono. Ci provano a non rendersene conto, ma dopo un po’, dopo tante persone usate e riusate per riempire lo spazio in eccesso si accorgono di non aver fatto altro che ampliare lo spazio da riempire. Stanno con persone delle quali non gli importa e si sentono soli. La vera solitudine è questa, non ha nulla a che fare con lo stare da soli. Ci si può raccontare un sacco di bugie, e si può anche raccontarle agli altri, e gli altri ci possono anche credere, ma tu te ne accorgi. Lo sai. Sì, fidatevi, lo sapete in fondo in fondo. E più il vuoto cresce più si fa fatica a rinunciare alla deliziosa abitudine di colmarlo con delle vaccate (o vacche, nella maggior parte dei casi, comunque sia).
Ci sono pochi eletti che capiscono che quel vuoto va riempito autonomamente, non si può pretendere di essere salvati da se stessi, siamo proprio l’unica persona con la quale staremo sicuramente per tutta la vita, l’aveva capito perfino Petrarca che non amarsi è un fastidioso particolare. Non è così scontato, è ovvio, e la parte più dolorosa è guardarsi da fuori, capire tutto quello che si ha sbagliato, rendersi conto di essere patetici, o ipocriti, o vittimisti. Passi la vita da vittima pensando che ti sia dovuto, pensando di avere una sottospecie di diritto. E su cosa? Non ce l’ha nessuno il diritto, a prescindere dalla sua storia, c’è proprio un principio di egalité alla base, tra tutti. Immaginatevi il momento in cui vi rendete conto di non essere vittime, ma di essere solo dei coglioni, adagiati sul loro alibi della “vittima”, un’etichetta auto-affibbiata. E poi ci si autocommisera e si spera nella compassione e si incapperà un giorno sempre nella snervante realtà che autocommiserarsi, in fondo in fondo, fa comodo. Sono una merda e nessuno mi ama. E né. Risolti tutti i nostri problemi. Un’idea semplice, concisa ed inconfutabile. Ma trascurare se stessi, raccontarsi cataste di menzogne è come essere sposati con una donna che non si ama in fondo, no? Mentirle, lasciarla sola. Tradirla con persone di poco valore solo per non ricordarsi di quanto la propria vita con lei sia insipida. Arriva il fatidico momento in cui devi accorgertene, devi cominciare a smascherarti, perché è sempre peggio, sempre peggio ed è così difficile fingere in continuazione, e spegnere la luce per non vedere. Il buio è sempre più profondo e rischi di diventare cieco. E prima o poi, distrattamente accenderai la luce e te ne accorgerai. Forse ricostruire è ancora più difficile di fingere. Ma quando sarai felice non avrai bisogno di alcuno, nessuno dovrà riempire un bel niente. Quel senso di fame ti passa. E come i bravi cuochi, ti metti a mangiare da sazio, perché solo così puoi renderti conto se le pietanze sono realmente gustose. E troverai persone che saranno un di più, sì, un di più, non avrai bisogno di loro, né loro di te, ma starete insieme solo per il piacere di stare proprio l’uno con l’altro. È una questione geometrica: non si è più rette incrociate o sovrapposte, si è rette parallele. Due strade diverse ma vicine, con gli stessi orizzonti magari. Niente stampelle. Si cammina dritti, mano nella mano.

Dedicato ad Anna e Monica. Due donne che di uomini non hanno bisogno, e la cosa spaventa.

Camilla

Photo by Anna Cottarelli

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