L’uomo cambia. Continuamente, repentinamente. Senza un fine, ma perché deve. Come mangiare, come dormire, trasformarsi è parte della sua natura. Ed ogni cambiamento si trascina quelli precedenti, come uno strascico di errori, di successi, di decisioni, di rimpianti. Se lo porta dietro orgoglioso, verso un altare imprecisato, ma con l’amore che vibra sottopelle. Una sposa innamorata è l’uomo, alla fine, mentre non ha niente da guadagnare né da perdere. Quando la bellezza è troppa, oppure non la vede. Perché è cieco in entrambi i casi, perché a volte è talmente tanta che non la si può trattenere, si può essere grati, a tutto, perfino a se stessi. E forse è quella la felicità. Oppure il proprio egocentrismo sovrasta sia la luce che l’ombra e più si ingrandisce, più si estende il nostro essere, più, in realtà è piccolo e deludente rispetto al suo abito. Ed è questo che rende veramente tristi.

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