Non mettete il body

 

Il body. Sì, io voglio parlare del body. Voglio parlare del body e dell’enorme disagio che ne consegue. Tanto utile quanto compromettente. Vi racconterò un aneddoto a tal proposito. Prendete il fiume Po, una giornata di pioggia, un vento fortissimo che spinge i pollini dell’aria primaverile fin nei polmoni cosicché anche chi non ha l’allergia può capire cosa si prova. Ecco. Indossate un body, a strisce bianche e nere, scollato dietro, molto bello (sono 49 euro…non così bello), jeans, a vita alta e un maglione. Ora. Credo che tutti voi conosciate l’enorme disagio che accompagna la “mutanda tra le chiappe”, col body tale disagio si duplica. Nel mio caso specifico il body a strisce in questione era stretto e nell’atto di rimediare alla scomoda iniziativa presa dalle mutande accade che uno dei due bottoni che allacciano il body si stacca e quest’ultimo rimane attaccato per metà. Dunque. Stacchiamo anche l’altro con un rapido gesto della mano, intanto che nessuno passa. Sei con un tuo amico, che ti è vicino.

-Simone, è successa una cosa brutta. Tienimi la borsa.-

-Cosa?!-

-Il body, si è slacciato.-

Silenzio. Il vento che infuria. Lo sconcerto sul volto di Simone che un istante dopo scoppia in una fragorosa risata rovinando la scena drammatica e offrendosi di accogliere un vaffanculo.

Tiro strategicamente su le maniche del maglione e mi sfilo il body, sul ponte di Po, in mezzo alle macchine che passano, col vento, e la pioggia e il polline negli occhi.

Non mettete il body.

 

Camilla

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