Ti prego non amarmi

 

La pigrizia. La pigrizia mi frega. Sempre. Speravo potesse valere solo per le interminabili lezioni di diritto ed economia da studiare oppure per la palestra e invece no. Ce l’ho proprio nel DNA, è una cosa genetica. È una pigrizia strana, non c’è che dire. La definirei più come una vera e propria paura dello sforzo.

Niente cazzi, è proprio pigrizia.

O forse è solo terrore, ceco, bovino ed irrazionale terrore del’ignoto e maniacale  affezionamento alla routine. Bisogna vivere il momento, Camilla, vivere il momento. Mi dico. Carpe diem! Ora so che non si riferisce al pesce. Eppure questo carpe diem “è minacciato da ogni parte delle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi”-Ezechiele 25,17. Scusatemi, Samuel L. Jack si è momentaneamente impossessato di me…ora riprendo.- volevo dire che è minacciato da un alquanto fastidiosa tendenza a volgere lo sguardo verso il futuro nonostante la ovvia impossibilità di poterlo conoscere anzitempo. Il problema è, dov’è? Vi chiederete. E se non lo state facendo chiedetevelo, maledizione, vi sto aprendo la mia mente, un po’ di solidarietà. Dicevo che il problema è…tendo a divagare facilmente oggi. Il problema è…ma porco cazzo, ancora! Il problema è…adesso la smetto.

Il problema è che queste carpe faccio fatica a mangiarle sapendo che magari dovrò mangiarle per molto tempo, magari tutti i giorni, e magari preparate in tanti deliziosi modi diversi, ma ogni volta che assaggio la deliziosa carpa penso “Dio, e se le dovessi mangiare sempre?” Certo sul momento non sembra una sgradevole idea, fintanto che il lussurioso pesce viene mandato giù a forchettate ma poi ecco cominciamo a pensare a quello squisito sapore prolungato e annacquato fino a diventare nauseante e quel meravigliosamente splendido momento potrebbe diventare un incubo se prolungato nel tempo e rovinato da paure, costrizioni ad adattarsi e chissà cos’altro. Tutto questo non per dire che mangiare il pesce, alla lunga, fa male, ma per dire che anche il solo pensiero di essere coinvolti in una di quelle cose che con fantasia e codardigia chiamiamo “cosa seria” mi fa venire un groppo alla gola. Non avere una scadenza mi mette preoccupazione, perché così la bellezza di tutto si diluisce fino a diventare insopportabilmente sciapa. E speri un po’ in fondo che l’altro non si innamori, che non arrivi ad amarti perché sei terrorizzata all’idea che il tuo egoismo lo potrebbe ferire, e lui ti piace e non lo vuoi ferire, e non sai se è meglio andare avanti col rischio che tutto lentamente svanisca e col rischio che questo succeda solo dentro di te e che quindi lo dovrai far soffrire o se è meglio vivere lo strabenedettissimo momento e non pensare che si decolorerà sempre più perché magari ogni volta sarà come nuovo.

E quindi pensi che tutto questo egoismo, tutta questa paura è ingiusto che qualcun’altro debba sopportarla, soprattutto se è un qualcuno che ha già sofferto della sua, e tutte le volte che ti dirà ti voglio bene e tu risponderai anch’io ti chiederai se gli vuoi davvero bene e penserai ma certo, ma non ti fidi forse. Non ti fidi. Non ce la fai. Sai che potresti riporre tutta la tua fiducia in lui ma è più forte di te e ti blocchi ed immediatamente ti senti bugiarda e cazzo cosa dirò se un giorno sentirò dirgli ti amo? Dio mio cosa farò? No! Gli dirò! Non amarmi, cazzo! Non amarmi! Non mi fido di me! Vai via! Non mi fido di me! Non amarmi, ti prego non amarmi…

 

Camilla

 

PS: e questo dopo una settimana che usciamo assieme…

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