Estetismi d’estate dopo l’estetista

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Mi viene in mente un’antica e piacevole visione. Su una delle spiagge ciottolate della Costa Azzurra, nelle prime ore del pomeriggio. Col sole rovente a rimproverarci col suo calore e con il mare irrequieto, di un azzurro arrogante. Nessuno, solo io e il mio salviettone, il mio costume ed il mio smisurato ego. Ecco arrivare una curiosa francese con i capelli spettinati e corti ma non abbastanza da permetterle di vedere senza scostarsi la frangia; un piccolo naso, sottile ed elegante, rivolto all’insù che Maria Antonietta l’avrebbe presa come dama di corte solo per quel naso; gli occhi di gatto, allungati e vispi, sottili e luminosi, azzurri come il mare e visibili nitidamente in contrasto con la sua scura carnagione; vita stretta, seni piccoli, gambe esili. Da uccidere insomma.
Si presentò su quella spiaggia deserta con impudenza, stese il suo salviettone, si levò la maglietta regalando ai pesci la visione di uno spudorato topless, rimase in boxer, boxer da uomo a righine nere e rosse, senza pacco ma ad ogni modo piuttosto larghi. Si sedette e si legò la frangia in un ciuffo degno solo della Fontana di Trevi. Tirò fuori dallo zaino un pacchetto di sigarette ed un accendino e con un gesto rude e cortese allo stesso tempo si accese la sigaretta in bocca e si adagiò con la testa sul suo zainetto. Alzò le braccia lasciando che si notassero le ascelle pelose e distese le gambe altrettanto incolte.
E poi guardò il mare.
In quell’istante, esatto, proprio in quell’istante, mentre lei se ne stava lì col suo pelo al vento, ricordo che pensai “Che donna. No, che dea. Che simbolo di femminilità e rudezza, di sfacciataggine e delicatezza. Come vorrei permettermi di fare una cosa simile.”
Ora non voglio avere l’aumento del numero dei Grizzly in città sulla coscienza quindi depilatevi che è bello far prendere aria ai vostri arti. Tuttavia il mio stupore si celava nel fatto che la suddetta francesina che chiamerò Clotilde riusciva a restare femminile anche nello stadio immediatamente precedente alla trasformazione in mammifero della giungla. Mi capite? Forse dipende tutto da un atteggiamento, l’ostentare la nostra femminilità ci rende meno vere ed in qualche modo meno femmine.
No, non sostengo la campagna del “soffochiamo la vagina coi nostri lunghi peli”, né sono un’accesa femminista. Credo solo che la donna, per quanto l’uomo abbia in dotazione certe protuberanze piuttosto utili, rimanga un’essere di sublime bellezza, bellezza che, in mia opinione, dovrebbe risplendere
E tutto ciò lo dico perché sono andata dall’estetista oggi ed il bruciore mi ha reso poetica. E pensavo anche che non c’è un divario così enorme tra esteta ed estetista. O forse sì. Ma alla fine si ricerca sempre la bellezza no, quella dell’estetista è una specializzazione -che ha a che vedere con peli e quant’altro- nel campo dell’esteta.
Sto veramente facendo questo discorso?
Profanando tutto quello che ho letto di Oscar Wilde con un ridicolo sproloquio sulla ceretta?
Non datemi retta.
Leggete Oscar:

L’artista è il creatore di cose belle. Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte. Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione delle cose belle. Tanto le più elevate quanto le più infime forme di critica sono una sorta di autobiografia. Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere affascinanti. Questo è un errore. Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte. Per loro c’è speranza. Essi sono gli eletti: per loro le cose belle significano solo bellezza. Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto. L’avversione del diciannovesimo secolo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede il proprio volto riflesso nello specchio. L’avversione del diciannovesimo secolo per il romanticismo è la rabbia di Calibano che non vede il proprio volto riflesso nello specchio. La vita morale dell’uomo è parte della materia dell’artista, ma la moralità dell’arte consiste nell’uso perfetto di un mezzo imperfetto. L’artista non desidera dimostrare nulla. Persino le cose vere possono essere dimostrate.Nessun artista ha intenti morali. In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico.Nessun artista è mai morboso. L’artista può esprimere qualsiasi cosa.Il pensiero e il linguaggio sono per un artista strumenti di un’arte.Il vizio e la virtù sono per un artista materiali di un’arte.Dal punto di vista formale il modello di tutte le arti è l’arte del musicista. Dal punto di vista del sentimento il modello è l’arte dell’attore. Ogni arte è insieme superficie e simbolo. Coloro che scendono sotto la superficie lo fanno a loro rischio. L’arte rispecchia lo spettatore, non la vita. La diversità di opinioni intorno a un’opera d’arte dimostra che l’opera è nuova, complessa e vitale. Possiamo perdonare a un uomo l’aver fatto una cosa utile se non l’ammira. L’unica scusa per aver fatto una cosa inutile è di ammirarla intensamente.Tutta l’arte è completamente inutile.

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