First Lady Man

Come avrà fatto Walter Mitty? E Kate Winslet? In The Holiday, come avrà fatto? Mi chiedo. E’ l’intensità che ci frega. Fastidiosissima, amabilissima, irresistibile intensità. E’ come quando un ragazzo ti accarezza la guancia, o ti sorride, o finge col suo modo di fare affascinante di essere attratto da te quando è, come ho detto un attimo fa, il suo modo di fare e basta. Sottintendendo la malizia necessaria che gli assicura che nessuna ragazza sia in grado di resistere alla fatale droga delle attenzioni ecco, il caso del ragazzo prima donna terrorizzato da se stesso e dalla sua solitudine ci fa provare, a noi femminucce (e maschietti eventualmente) l’irrinunciabile intensità. Senso di importanza, di euforia. Picchi di autostima che fioccano qua e là per ricadere in un inesorabile vagone di merda nell’istante in cui il ragazzo prima donna non ci dedica più attenzioni. A questo punto bisognerebbe cercare di focalizzare la situazione da un’altra angolazione: quella vincente. Facciamoci due domande. Perché fa così? Gli piaccio? Fa così perché la stima che ripone in se stesso è drasticamente più bassa della tua e no, non gli piaci. Non potrà mai piacergli nessuno sinceramente finché sarà così. E perché? Come può essere obiettivo il nostro caro ragazzo prima donna se tutte le ragazze costituiscono per lui una conquista per il suo smisurato e sopravvalutato ego? Non riesce a capirlo nemmeno lui quando è attratto da una ragazza non per fame ed arroganza. Fame ed arroganza. E’ tutto lì, è finito. Le persone finite sono di una noia mortale. Potevano approfondire la loro persona ma nella disperata dedizione alla loro immagine ecco che sono diventati terribilmente brevi. Sì, brevi. Due passi nella loro conoscenza e ci si ritrova già al capolinea. E tuttavia in quelle attenzioni che ci dedicano ci sguazziamo, convinte che, nel profondo, possiamo cambiarlo e che nel profondo ha un cuore, e che nel profondo sta minchia e tante altre belle cose. No. E’ un gigantesco, grassissimo e convintissimo “no”. Perché voi donne dovete scavare? Non è compito vostro cercare di far emergere la defunta personalità di un ragazzo così. Siete assistenti sociali? Siete psicologhe? Lavorate per la Amnesty International o per qualche associazione che aiuta le donne col pisello a superare i propri squilibri ormonali? No. E dunque perché dovete riporre questa fiducia incondizionata? E’ chiaro che il ragazzo prima donna non vuole o non è in grado di far emergere i suoi puri sentimenti, le sue debolezze, la sua autenticità, di lasciar intravedere un minuscolo spiraglio della sua anima. E mi dispiace per lui, ma era compito suo. Nessuno ha il dovere di salvarlo e voi, per quanto siate convinte che un giorno riuscirete a cambiarlo, a dirla tutta, lo state condannando a non cambiare mai. Deve rimanere da solo. Quando rimarrà da solo sbatterà nel buio contro il dorso peloso della sua più grande paura: la solitudine. E come mai gli fa paura la solitudine? Perché significa stare con sé stesso, ed è quando stiamo con noi che ci rendiamo conto di cosa non va, nel suo caso sarebbe come per Dorian Gray scoprire il suo maledetto autoritratto e trovarlo ricoperto di rughe e di piaghe. In quel momento, il nostro ragazzo, vagando per la sua anima, si accorgerà dello schifo, del vuoto, della tristezza e della desolazione, come fosse un tumore, come se il tumore fosse proprio lui. Ed ora immaginate il lavoro che dovrà fare per ricominciare a piacersi cercando allo stesso tempo di non scontrarsi con la sua tanto cara immagine.

Ragazze, quando il ragazzo prima donna si comporta così, sorridete, perché è in una situazione disgraziatamente più di merda della vostra.

 

Camilla

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