Ci annoiamo e quindi scriviamo deprimenti vicende su povere ragazze francesi cieche

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Il sole splendeva di una luce così brillante quel giorno che Josette faticava a guardarlo, lei era cieca, ma lo vedeva.
Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre sulla sdraio, nel suo giardino, rivolgeva lo sguardo verso il cielo. Era blu, loricordava, e l’erba eta verde e i suoi capelli rossi e il suo cuore grigio scuro,ne era certa, sarebbe diventato nero. Come poteva amare se le era stato tolto il piacere di vedere il mondo. Riflettendo, però, il mondo non era così bello, aveva i suoi difetti: gli uomini. Parassiti che non vedevano la reale bellezza della terra, non ne assaporavano il gusto fresco e speziato. Josette, non sapendo amare, apprezzava ogni singolo istante in cui poteva ricordare ciò che aveva perso. Una carezza distolse la sua attenzione dalla mano pesante della tenebra. Clotilde si arrotolò uno dei suoi ricci intorno alle dita.
-Ti prego, vattene.-
-No.-
-Vai via.-
-Non me ne vado.-
Tastando il vuoto Josette cercò il corpo della sua amica per poterlo spingere via.
-Vattene! Tu non esisti! Non esisti più! Vattene!!-
-Esisto invece. Esisto io come esiste il sole. E come senti il suo calore sulla tua pelle senti la mia voce. Il mondo vive.-
-Non è vero. E se è cosi non lo voglio sapere. Non parlarmi della bellezza che mi è stata portata via!-
-Non ti è stata portata via, ce l’hai ancora, hai solo meno strumenti per percepirla. Non la puoi vedere forse ma puoi sentirla.-
-Non credo sia la stessa cosa…vattene, non desidero le tue parole di conforto.-
-Perché?-
-Perché so che hai ragione ma voglio marcire nella mia oscura tristezza.-
-Non è la soluzione migliore.-
Detto questo si alzò, lentamente posò un bacio sulla fronte dell’amica e si allontanò.
Josi ripiombò nella sua solitudine, nonostante ciò sorrise, un sorriso che non aveva niente di vero se non il fatto che le sue labbra si erano incurvate all’insù, sprezzanti.
Era una di quelle persone che i problemi li risolveva drasticamente, senza mezze misure. Lei aveva scelto cosa fare.
Socchiuse le labbra e sussurrò tra sé: -Allora non voglio sentire più nulla.- Si alzò e camminò, i polpastrelli sull’erba, pestò le margherite, finché il terrazzamento della collina non si gettava nel vuoto.
E i suoi polpastrelli toccarono l’aria.

Camilla e Giulia

Piccola spiegazione: oggi, dopo una fetta di sbrisolosa e un bicchiere di grappa, io e una mia amica abbiamo pensato di cimentarci in un corso di scrittura creativa da autodidatte. Questa storia toccante è il frutto di un’ora di lavoro al tavolo di un bar e se l’idea piace siamo pronte a replicarla (sbrisolosa e grappa incluse).

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