City of vojomorì

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No. “No” è l’unica cosa che mi sento di dire. “No” è la definizione più adatta. No e basta!! Qui parliamo di una pesante mancanza di rispetto nei confronti di noi, poveri ed ignari spettatori empatici. Il fatto è questo…

Mi ritrovo sola, la sera, nella casa dei miei nonni con una cupa atmosfera da smaltire con un’azzeccata scelta cinematografica. Changeling, Slevin…robetta leggera insomma. Avrei dovuto ascoltare mio nonno nel momento in cui mi propose Prometheus. Abbiamo optato per City of Angels; quell’uomo sapeva a cosa stavo andando incontro e non mi ha fermato. Per chi di voi non conoscesse la trama o non l’avesse mai sentito accennerò -e non fateci l’abitudine- al riassunto (lo spoiler arriverà più avanti quindi se siete suscettibili io, fossi in voi, eviterei di proseguire nella lettura).

Da una parte abbiamo un sensuale, dolce, intrigante e misterioso Nicolas Cage nel ruolo di Seth. Seth è un angelo, è buono e curioso, è di una sconvolgente bellezza ed il suo lavoro consiste nell’assistere coloro per i quali, sfortunatamente, è giunta l’ora. Ed è nel momento in cui accompagna verso la morte un anziano paziente della dottoressa Rice che conosce qualcosa di insolito: il desiderio, e, col tempo, l’amore. Decide di palesarsi agli occhi della dottoressa e di cominciare a conoscerla e frequentarla, ma come rivelarle la sua vera natura? Come farle capire che esisteva davvero quel mondo al quale sempre meno persone credono? Nasce in Seth un desiderio instancabile di poterla toccare, di poter avere il dono del tatto e sentirla, sentire le onde, il gusto, gli odori.

Non mi dilungherò oltre….e sarò anche fredda e dissacrante in questa riga che seguirà. Alla fine, dopo una più che soddisfacente scopata in una baita sperduta e scaldati dal calore del camino e dal calore della passiòne, e dopo aver confutato la profondità dell’amore che li legava, lei muore. Muore. È talmente felice che si concede la storditaggine di andare in bici senza mani e farsi baciare dal vento, e mentre è intenta a lasciare che l’infinito le scorra dentro, va addosso ad un camion. Ed è la fine che si merita perché, dannazione, come diamine si fa a essere così cretini da mandare tutto all’aria mentre si fa un giro in bici?? Come?? Non poteva aspettare cinque minuti, cinque minuti dico io?? Tornava a casa e si faceva penetrare da un angelo piuttosto che dall’infinito! Non era forse una prospettiva migliore??? L’ho odiata. L’ho odiata immensamente, incommensurabilmente.

Avrei superato lo shock se anche il finale di Maze Runner non fosse stato così pidocchioso!! Ma non mi sento di criticare questi due bellissimi film che, nonostante l’epilogo, hanno donato emozioni incredibili. In The Maze Runner sono rimasta piacevolmente stupita dalla bravura degli attori principali. Quali Dylan O’Brien e Thomas Sangster (ricordate quel tenerissimo bambino di Love Actually? Beh, è lui). Sono stati speciali, un’interpretazione molto particolare da parte del protagonista che non ha avuto la solita parte del figo che conquista la protagonista ma del ragazzo impacciato e curioso. E ve lo giuro che ho fatto questa analisi attraverso la ragione e non con l’utero. E per me è un enorme traguardo.

 

Camilla

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