L’appoggio NO (seriamente)

Roberto Ferri

Viene da appoggiarsi. Anzi no, da accasciarsi sulla morbida e rassicurante certezza di essere nei suoi pensieri. Viene così spontaneo perché la tentazione di lasciarsi andare alla stabilità, alla calma, alla prevedibilità è dolce. Perché ci sono ragazzi che ti fanno complimenti e addirittura hanno voglia di vederti, hanno piacere a stare con te e non solo a metterti la lingua in bocca. Ci sono anche questi rari casi. E sono cose che sanno di zucchero, ti lasciano sempre quel sapore dolce e ogni tanto ti giri di scatto e senti il suo odore, non è acqua di colonia, è proprio il suo odore, la sua pelle, l’odore della sua pelle ce l’hai addosso. E ti viene, lo giuro che ti viene tantissimo da adagiarti su questa dolce pacifica promessa.

Ma come fai? Non ci si può affidare così. Non si può. E’ troppo rischioso, fa troppa paura. Poi ogni piccolo cedimento ti spaventa, rischi di cadere, non puoi aggrapparti ad un’altra persona perché da sola non sai reggere le tue insicurezze. Non glie lo devi fare questo sgarro a lui. Perché magari gli piaci, e magari non se la sente di tenerti su. O forse è così buono che all’inizio ti reggerebbe pure. Ma no. Hai paura di cadere. Io ho il terrore di cadere. E se non so tenermi in piedi da sola non dovrei appoggiarmi a nessun altro, neppure a te, piccolo mio, che non sei una stampella, né un bastone, e non voglio che mi tieni su e non voglio cadere.

E’ tutto così nuovo. Bellissimo. E spaventoso.

 

Camilla

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