Spetta, Tiffany che arrivo anch’io

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Ho sempre pensato che la colazione fosse il momento migliore della giornata. E il primo motivo deriva dal fatto che puoi mangiare tutto quello che vuoi ed hai innanzi a te un’intera giornata per smaltirlo…cosa che comunque non farai, ma io parlo in termini ipotetici. E’ bella la colazione, in qualsiasi circostanza, servirebbe sempre più tempo per potersela pregustare a dovere, ma parte del suo bello è di aver qualcos’altro da fare dopo. Sarebbe uno spreco, sarebbe un triste modo di diluirne la convivialità. Invece in un modo o nell’altro è piacevole. Anche quando si è da soli e si sgranocchiano i cereali con sguardo bovino fisso davanti a noi. E’ bello farla presto, quando c’è poca gente. Ordinare brioche e latte macchiato, caffé e una fetta di torta, uova e salsicce o bacon. Ammetto che, forse, durante questo rituale momento mi lascio un po’ trasportare dall’entusiasmo. Ma la vita, per una pigra come me, spesso concentra la felicità in quegli istanti dedicati al progetto, al sogno, all’aspettativa, quelli in cui non sai che cazzo ne sarà di te ma ti piace farne delle ipotesi e sorridere. Quelli in cui ti senti una persona intraprendente e compiuta senza per forza esserlo, ma semplicemente immaginandolo. E’ veramente patetico, ma vi parlo di una mia realtà mentale, potrebbe pur sempre far comodo a qualcuno. Passerei tutti i miei giorni a fare colazione e vorrei farla sapendo cosa mi aspetta dopo, senza fretta, ma con un piano preciso. Un piano che sarei sicura di rispettare. Come leggere un libro sui gradini della cattedrale col sole che mi batte contro. O andare a correre (senza morire) lungo l’argine del fiume. Cose così. Molto scenografiche. Che fanno molto Grande Bellezza, ma come Gep Gambardella ci insegna l’ossessione per la bellezza porta a non vederla. La malattia per lo star bene porta a non accorgersi di essere felici. L’infelicità serve per cogliere la gioia, il brutto per cogliere il bello. Discorsi banali, chiaramente. Solo che è un po’ una fregatura la vita da questo punto di vista, se ci pensate. Se vuoi essere felice devi essere triste. E grazie al cazzo, era proprio quello che volevo evitare! D’altro canto quello che rende la colazione così speciale è il fatto che sia solo un breve momento della giornata. Se durasse ventiquattro ore, forse, non avrebbe senso.

E dopo la diciottesima brioche verrebbe il cagone.

 

Camilla

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