La scienza dell’esigenza

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Essere utili è irresistibile. Almeno per me. E credo per buona parte della popolazione mondiale, considerando che le relazioni si basano per lo più sul bisogno dell’uno e sulla necessità di sentirsi indispensabile dell’altro. Ci si usa reciprocamente come tappa buchi. E nello stesso modo in cui uno dei due sente di non poter stare senza l’altro, di non poter stare solo, il/la partner si illude di essere nella posizione di comando, di vantaggio, quando in realtà, allo stesso modo, ha terribilmente bisogno di sentire che c’è qualcuno che muore per loro motivo per cui lo scaricano…e poi lo riprendono e sanno che questi altri torneranno sempre, quasi come per matematica necessità.

Non volevo però dedicare questo articolo ad uno stupido sproloquio sulla terapia di coppia. Né parlare in modo cinico dei rapporti umani come se fossero tutti falsi e superflui. Assolutamente. Non sono una fautrice dell’estremismo, in qualsiasi ambito (ad esclusione dei ragni, quelli vanno sterminati). Sono dell’idea che spesso le persone che hanno bisogno di qualcuno e quelle che vogliono sentirsi importanti si ritrovino e per poco tempo si incastrino perfettamente come pezzi di puzzle donandosi felicità e sollievo reciprocamente. Sono momenti che li portano a riscoprire un antico affetto, un senso di chiusura, di cura, di rinnovata intimità che non vanno assolutamente disprezzati, seppure contingenti o effimeri. Io amo questi brevi momenti, queste interlocuzioni amicali, chiamiamole così, anche se il mio professore di italiano probabilmente ci sputerebbe sopra a questa definizione. La triste scoperta è stata rendersi conto che si tratta appunto di momenti, di periodi, fasi, niente di più. Credo che la maggior parte delle amicizie siano così ed è giusto che lo siano d’altra parte. Le persone cambiano ed imparano e sbagliano continuamente, non è affatto facile trovare qualcuno che cambi col nostro stesso passo, che ci raggiunga o ci aspetti quando restiamo indietro, qualcuno con cui ritrovarsi alla fine di una strada ed all’inizio di un’altra, temo che per alcune circostanze nella vita vada a fortuna. L’aveva capito Democrito mi pare, anche se non credo avesse applicato questo criterio alla sua sfilza di amicizie. Tutto ciò comunque era per concludere che le persone, quando hanno bisogno di te, sono tendenzialmente più buone.

 

Camilla

 

 

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