#prayfornice 


Non si può comprendere, non ci si può avvicinare, non si può sentire come una nostra realtà. E anche se lo sentissimo faremmo fatica ad accettarlo. E allora provo a pensare che magari un giorno vado a Milano con la mia migliore amica, ho la patente finalmente e ci andiamo assieme. Pranziamo in un ristorante vicino al centro e poi magari giriamo per qualche negozio e poi usciamo con le borsine, mentre scherziamo, chiacchieriamo, ci teniamo a braccetto. Poi passa un uomo con un fucile e un passamontagna in testa e si mette a sparare. E noi magari abbiamo fortuna perché ci nascondiamo dietro una macchina. Ma poi ce n’è un altro che prende la mia amica per i capelli. E lei si divincola. E allora lui la pesta finché lei non riesce più a respirare. E io cerco di fare qualcosa perché magari non realizzo che quell’uomo ha ammazzato la mia amica mentre l’altro spara a delle persone che come noi due non gli hanno fatto niente. Non le conosco. E loro non mi importa se muoiono, perché ora vedo solo la pozza di sangue ai miei piedi. Mi faccio avanti e mi colpisce sulla mascella col fucile. Poi mi trascina in mezzo alla strada, davanti a tutte le persone ferite, spaventate, che scappano. Mi abbassa i pantaloni e mi violenta per strada, a terra, in mezzo al sangue di altre persone, che sono morte magare, ma continua a non importarmi perché ho troppo male. E mentre lo fa mi prende a pugni. E poi mi lascia lì, senza uccidermi, aspettando che muoia da sola. E tutti mi hanno visto e quindi scappano, per paura che succeda loro lo stesso, e a qualcuno succede. E allora lì si che le capisco quelle persone, che sento quanto stanno male. Che capisco la loro paura. Perché è la stessa che ho io. Che mi gronda dalla fronte. Ho paura del tempo, ho paura do averne ancora troppo prima di morire, ho paura del dolore che dovrò ancora sopportare, e più ci penso più lo sento. Il dolore. Mentre dentro è tutto rotto, e la faccia mi brucia. Vetri rotti e fiamme. Dentro e fuori. 

E poi chiudo gli occhi. 

È finita la mia giornata, ma al posto di essere andata a letto sono morta. 

Ecco com’è finita la mia giornata, con la faccia sfigurata della mia migliore amica come ultima immagine. Non il cielo blu, non un dottore che mi parla, non mia mamma che mi saluta, non il buio. L’ultima cosa che mi rimane della vita è il dolore.

Ecco cosa ci lasciano gli attacchi terroristici, gli attacchi al nostro diritto alla vita. Ci lasciano la paura del dolore. E la paura del dolore ci toglie la libertà.

Camilla

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...