Va così


Mi ritrovo nella spiacevole condizione di avere troppe cose da fare. Troppe. Troppe cose. Il che mi dà allo stesso tempo una scarica di adrenalina e un senso di costante insoddisfazione. Scuola guida, devo studiare, devo scrivere uno spettacolo e vengo sfiorata dal brivido dei compiti di economia, inglese, francese, matematica e sicuramente dimentico qualcosa. Nel mezzo sarebbe un’opera di bene nei confronti delle mie flaccide natiche andare in palestra. Ho risolto il problema dieta grazie ad un attacco di colite indescrivibilmente violento che, oltre ad avermi fatto riconsiderare l’esistenza di un essere supremo che, se supplicato, ci allevia dalle pene, mi ha anche appiattito notevolmente la pancia. E non c’è male.
Cos’altro? Dovrei comprare un regalo per un’amica che compie gli anni e mi paga il biglietto per Gardaland…il che è ridicolo perché così facendo è lei che fa un regalo a me. 
Le due settimane passate in montagna con la mia migliore amica mi hanno permesso di rilassarmi ed accumulare le cose da fare. Ho letto Il cacciatore di aquiloni sul terrazzo contemplando i tramonti alle spalle di possenti catene montuose; ho fatto passeggiate in salita motivata dalla polenta con salsiccia che mi avrebbe aspettato in cima; ho cantato a mezzanotte con lei, disturbando gli inquilini; abbiamo fatto prolungate soste in vasche idromassaggio attrezzate di bagnini avvenenti e non so se ho già accennato al fatto di aver mangiato come un bisonte gravido, ma immagino che fosse intuibile.
Insomma, nonostante la perenne ansia della mia amica di non farmi divertire io mi sono trovata benissimo, e già mi manca la mia piccola confidente.
Mi manca lei, ma meno male al mio ritorno mi ha atteso il mio personalissimo orso, il mio ragazzo, moroso, compagno, partner, mo-te-pijo-e-te-spupazzo-perché-te-vojo-troppo-bene-ma-mi-fai-anche-un-po-mlmlmlm. Insomma non riesco ancora a prendere coscienza del fatto che quel ragazzo sia mio. Che sia innamorato di me. E che io sia innamorata di lui. Non riesco a realizzarlo. Non riesco a rendere concreta nella mia testa la sua bellissima faccia. E ieri l’ho rivista dopo 15 giorni, e mi è sembrato che fosse passato un anno dall’ultima volta. E i miei occhi non si abituavano, e le mie mani avevano bisogno di toccarlo ovunque perché non erano mai sicure che fosse proprio lì, proprio lui. È una cosa strana che sta diventando. Una cosa bella. E strana. È sentirsi crescere e cambiare con qualcuno, prendere forma in qualcos’altro.
Senza contare che dopo un po’ di tempo senza uomo, rivederlo è come la visione di una costina grassa e sanguinante con patatine fritte dopo tre mesi di dieta quindi ecco. Mi sono lasciata trasportare dall’entusiasmo. A testimonianza una serie di succhiotti che mia nonna ha additato con ironica severità.
E quindi niente.
Va così.
Camilla

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