Anzianità


Sono andata ad una festa ieri sera.

E fin qui nulla di particolarmente eclatante.

Premettendo alcuni particolari non trascurabili: a) era il diciottesimo di una ragazza più giovane di me di un anno ed ero in mezzo ad un’orda di giovani donne minorenni o neomaggiorenni; b) avevo un top ideato, evidentemente da una stilista a me ignota, su un intreccio di foglie dorate, il che, a mio avviso, ha avuto una sua rilevanza nel mandare a puttane la serata; c) il mio cavaliere mi ha abbandonato perché è stato a sua volta abbandonato dal cavallo (non so se si capisce il senso dalla finezza di questa metafora); d) un pesantissimo abbiocco si è impadronito di me grosso modo da mezz’ora prima di andare al locale; e) ho speso venti euro per andare in una discoteca in cui non volevo andare solo per far felice la festeggiata che, com’era prevedibile non mi ha filato di striscio.

Ora. Poste le basi per una serata di merda a d’oc quali sono le conclusioni sagge alle quali mi ha condotto vivere una simile esperienza? Che sono felicemente, orgogliosamente vecchia. Un ambiente simile, la discoteca, l’alcol, ragazze che fanno a gara di chi riesce a tenere in bocca più organi maschili, le serate che acquisiscono senso solo se un maschio ti ficca la lingua in bocca. Queste cose insomma, una volta, un anno fa erano il mio pane. Era la concretizzazione della mia concezione edonistica della vita. Ora mi sono del tutto estranee, mi sanno di patetico, di viscido, di disgustoso. Sentimenti e sensazioni che provo prima di tutto verso me stessa, ma delle quali non ho alcun rimorso, senza le più squallide esperienze non sarei qui oggi a poterle lucidamente definire tali, quindi ne sono felice. Sono felice di non pensare di essere figa quando un ragazzino in pista da ballo mi si struscia contro ma di capire che probabilmente ha avuto solo l’impressione che fossi un po’ mignotta, impressione che, limonando con lui, si sarebbe estesa a qualsiasi altro ragazzo nei paraggi. Sono felice di pensare che se non mi sto divertendo in mezzo a delle persone, il problema è delle persone con cui sto, e non ha senso affogarlo nell’alcol. È bello bere, ubriacarsi quando si è in buona compagnia, quando sei a disagio ti risvegli solo con un senso di qualcosa di rovinato, di carta bagnata. Probabilmente è il fegato. Sono felice di aver capito certe cose. Di aver capito l’importanza di certe persone, il peso di certi atteggiamenti. Certo, per capirlo, basta vedertelo sbattuto in faccia con brutalità da uno scalmanato gruppo di ragazze del ’99.
Camilla

Un pensiero su “Anzianità

  1. annacottarelli ha detto:

    Il post è molto bello. Da madre, per inciso la tua, ho apprezzato particolarmente il passaggio in cui descrivi qual’era il tuo pane un anno fa 😂. Quanto all’essere vecchia… mi permetto di fare un distinguo: il tuo è un caso di maturità, non di vecchiaia.

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