Non esistono bianchetti abbastanza grossi

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Facciamo un sunto della situazione: sono una testa di cazzo. Consapevolezze importanti queste da acquisire e nonostante già ne avessi il sospetto, ora ne ho la completa certezza. E’ inutile piangere sul latte versato, mi ripeto, il condizionale non porta da nessuna parte “avrei dovuto, avrei potuto, sarebbe stato meglio, non avrei…”. L’autocommiserazione e il senso di colpa non pongono alcun rimedio, il danno è fatto. Mi sono presa una giornata per pensare alle conseguenze delle mie azioni, alle motivazioni che mi hanno spinto a commettere un errore così stupido. La verità è che si fanno errori, che mi sto impegnando per tenere sotto controllo ogni aspetto della mia vita e quando inizio a barcollare finisce sempre che cado. Questa volta la caduta è stata piuttosto sonora e non mi sono solo sbucciata un ginocchio, mi sono  slogata la caviglia e significa che zoppicherò per un po’. Non entro nei dettagli ma, sostanzialmente, ho mandato all’aria quattro settimane di studio e tanti cari saluti ad algebra lineare. Non credo che l’avrei passato anche se mi fossi presentata ma sarebbe già stato un traguardo tenere duro fino alla fine e andare a sbatterci la faccia, al posto di sbatterla per terra. Non entrerò in un turbinio di pensieri svilenti come mio solito, voglio fare qualcosa di concretamente utile per rimediare. Credo che gli scivoloni capitino a tutti e mi rimprovero per questo ma cercherò anche di essere indulgente per poter iniziare il nuovo semestre con uno spirito agguerrito e non impaurito. Le abitudini a questo servono, io credo, per riuscire a mantenere l’equilibrio, il controllo. Per studiare, per vivere l’università serve ritmo ed è un po’ come nel tennis, un attimo ce l’hai e l’attimo dopo l’hai perso. Un giorno giochi da dio e riesci a rimanere concentrato, l’altro dimentichi ogni colpo e sembra quasi che la racchetta non faccia quello che gli dici. Mi sembra di dover continuamente fare attenzione a non inciampare. Sono un’inciampatrice cronica in realtà, commetto spesso e volentieri gli stessi sbagli ma in un anno ho visto che alcuni ho cominciato a non commetterli più, quindi forse sono in grado di imparare. E questa cosa l’ho imparata: quando sento di star perdendo l’equilibrio è il momento in cui devo resistere di più per non cadere. Stavolta sono rotolata miseramente, “come un pezzo di stoffa bagnata”! Ma adesso mi rimetto in pista, con un nuovo piano d’azione, con rinnovato entusiasmo e ci riprovo. Arrendersi a fisica non è contemplato.

 

Camilla

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