“Nessuna idea era più folle di questa”

First Image of a Black Hole

E’ difficile usare parole mie per descrivere qualcosa di tanto complesso, qualcosa di tanto lontano da ciò che siamo normalmente abituati a comprendere. Per questo il titolo del post riporta le parole di Adalberto Giazotto, l’uomo che contribuì con la sua lungimiranza e la sua creatività all’ideazione ed alla costruzione di VIRGO, uno tra i più grandi interferometri al mondo con lo scopo di rilevare onde gravitazionali provenienti dall’universo. E’ difficile capire e spiegare la ricchezza umana che sta dietro ad imprese di questo tipo.

Partiamo da ciò che conosco. Questo martedì, nel mio Dipartimento di Fisica sono stati presentati i vari curricula delle Lauree Magistrali. Ho trovato e scoperto cose interessanti ma la verità è che si rimane spiazzati dalla vastità di quello che c’è da sapere sul mondo in cui viviamo. Esistono meccanismi così profondi, talmente tante materie specializzate ognuna in un ramo diverso. Come si fa? Come si fa a capire cosa fare? A capire cosa vogliamo costruire, chi vogliamo diventare, per che cosa siamo portati? Troppe. Troppe cose ci sono da capire, la scienza è anche un po’ spaventosa, a qualsiasi livello si rimane comunque indietro, spesso la gratificazione e la frustrazione non riescono ad equilibrarsi e sembra di inseguire un punto che si allontana ad ogni passo.

Poi ieri sera mi sono imbucata ad una piccola conferenza, tenuta in un’auletta interrata di un prestigioso collegio pavese. Non era piena. Gli unici presenti erano sostanzialmente fisici. Professoroni ben vestiti e studenti prodigio con le idee molto chiare sul loro futuro. Sedute dietro la schiera di grandi menti io ed una mia amica, con un blocchetto a testa per prendere appunti e la speranza di non abbioccarci dopo i primi tre quarti d’ora a causa di spiegazioni troppo tecniche. Il nome della conferenza era: “Una finestra sull’universo oscuro: la rivoluzione delle onde gravitazionali”, tenuto da Giovanni Losurdo, coordinatore dell’esperimento VIRGO e primo ricercatore dell’INFN di Firenze. Non posso riassumere i contenuti della conferenza, ma posso dire di essermi emozionata ad ascoltare le imprese di un  gruppo di ricercatori con un sogno, delle speranze, un obiettivo. Mi sono emozionata a scoprire quanto il cosmo possa essere controverso, a quanto la realtà sfugga all’intuizione.  Mi sono emozionata percependo l’entusiasmo del Professor Losurdo mentre ci raccontava della loro grande creatura, l’interferometro, mentre parlava col sorriso delle difficoltà in cui sono incappati, dell’enorme livello di precisione dei loro strumenti, degli ostacoli e delle vittorie che hanno incontrato nel loro percorso.

Cioè, nello spazio da qualche parte, 1.3 miliardi di anni fa, due buchi neri da circa 30 masse solari si sono fusi ad una velocità pari a metà della velocità della luce. Ci rendiamo conto? Io rimango sconcertata dalla grandezza di quello che ci circonda. E mentre camminavo, al ritorno, prendendomi tutta la pioggia possibile, pensavo che ieri l’altro siamo riusciti ad ottenere la prima immagine di un buco nero, o meglio, la prima immagine che ci mostra cosa accade alla luce ed alla materia che si trovino in prossimità di un buco nero. E pensavo che questo buco nero, l’M87 si estende oltre i 20 miliardi di chilometri, una cosa che se lo vedessimo di profilo non capiremmo cosa abbiamo davanti, solo una vastissima regione delimitata dall’orizzonte degli eventi oltre il quale non abbiamo idea di cosa accada. E pensavo che il Sole ha un diametro di 1 milione e 400 chilometri, la Terra di 12000. Se fossimo pianeti, il mio diametro, il vostro diametro quanto sarebbe? Non è nemmeno un granello di sabbia in confronto. Sembreremmo quasi non esistere agli occhi dell’Universo. L’Universo è incurante della nostra vita. Eppure siamo qui. A captare segnali. Ad interpretarli e a scoprire cosa c’è a 55 milioni di anni luce da noi. Come si fa ad essere così piccoli e così importanti? Così piccoli e così ricchi. Viviamo su uno di quei granelli di polvere che si vedono fluttuare sotto i raggi del sole ed è come se stessimo scoprendo quanto può essere vasto il mare.

Non sbeffeggiate l’immagine che EHT è riuscito a donarci, fate finta per un attimo ancora di essere su quel granello e di aver scoperto che lontano lontano c’è qualcosa di blu che sembra quasi infinito e contiene un’intera vita sconosciuta dentro di sè. Fate finta di non sapere nulla del mare, di tutto quello che c’è sotto il pelo dell’acqua. Ora lo vedete? Quell’azzurro un po’ sfocato delimitato dall’orizzonte? E’ lì che tentiamo di andare.

Concluderò rubando un’altra citazione. E spero, un giorno, di poter trovarle io quelle famose parole per descrivere tutto questo, io per ora posso solo percepirne la meraviglia, e spero riusciate anche voi.

E allora perché è importante? Ci saranno, certo, implicazioni scientifiche cruciali. Ma non è per questo che ci fa così impressione. Questa scoperta ci sembra così importante perché è fatta bene. Per arrivare a questo risultato centinaia di uomini e donne hanno lavorato al massimo della loro creatività e della loro precisione. Questa scoperta ci impressiona perché abbiamo – come genere umano – spinto le nostre conoscenze oltre il limite, oltre un limite quasi impensabile (impensabile persino per lo stesso Einstein).
E questo è un atto di bellezza, una vetta della creatività umana.

Francesco Morosi
Bollettino SNS, 19 Febbraio 2016

Camilla

 

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