Training mentale

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Quanto ci fanno invidia quelle persone che quando devono studiare, senza scuse, senza alcun tipo di incertezza, e senza infiniti tentativi di procrastinazione si mettono lì e studiano. Indirizzano tutta la loro concentrazione e le loro energie su quello che stanno facendo, per essere più produttivi, per impiegarci meno tempo e potersi poi dedicare alle attività che preferiscono pregustando il dolce sapore della coscienza pulita e la mente libera da qualsiasi tipo di rimorso. Bello, vero? In ventun’anni non credo mi sia mai successo. Io e la mia coscienza abbiamo un rapporto abbastanza conflittuale quando si parla di studio.

Io vorrei fare quello che lei mi dice, ma le invitanti promesse delle gratificazioni istantanee mi fregano sempre. Anzi, altro che promesse, sono nel giro da fin troppo tempo per non sapere che anche mentre cedi e ti dedichi alla più piccola distrazione, mentre lo stai facendo già sai che si tratterà di un piacere così effimero se paragonato al senso di colpa che ti attanaglierà dopo. Un’altro stato d’animo con il quale sono particolarmente in confidenza: il senso di colpa. Non credo sia passata giornata da quando ho iniziato l’università un anno fa in cui non l’abbia provato. Lui è sempre lì, ed è un pignolo del cazzo il senso di colpa, lasciatemelo dire, perché mi fa notare anche la più infima mancanza, non in maniera necessariamente troppo severa, ma me la fa notare.

Insomma questo grande cocktail di emozioni ci viene somministrato quotidianamente dal nostro adorabile cervellino e, nell’ambito dello studio siamo in un vero campo minato. Generalizzo, ovviamente, come dicevo poc’anzi esistono anche questi sorta di X-Men dello studio, in grado di fare sempre il loro dovere. Attenzione, il primo trucco sta nel capire che non si tratta di “voglia” o motivazione, voglio dire, parliamoci chiaro, c’è qualcuno che nella propria vita ha mai avuto sinceramente voglia di studiare? Per quanto la materia possa essere interessante non prendiamoci in giro, l’atto di studiare è una delle cose più complesse e fastidiose che siamo chiamati a svolgere nella nostra vita. E grazie a dio che è incredibilmente utile sennò sarei già andata a confezionare marmellate e tanti cari saluti. C’è a chi viene particolarmente naturale, chi  riesce a praticarlo con serenità e moderazione, dedicando il giusto tempo sia allo studio che alla propria vita privata, ai propri interessi. L’equilibrio dovrebbe essere questo. In molti ci si ritrova invece in questo limbo di angoscia verso lo studio. Ora vi racconterò in particolare del mio limbo di angoscia, e forse non lo troverete molto distante dal vostro.

Studiare richiede un enorme sforzo mentale di concentrazione, auto-motivazione e organizzazione. Nel mio caso specifico si tratta di uno studio ancora più bastardo perché coinvolge la comprensione di concetti astratti e la pratica con esercizi. Ciò significa che non ti basta leggere, ma devi assimilare, immaginare ed interpretare ogni riga ed ogni singolo concetto e dopo che l’hai fatto metterti a svolgere una serie infinita di esercizi che oltre a non venirti ti faranno prendere consapevolezza del fatto che non avevi capito una fava della teoria. Sì sì amici, fisica è così, una graziosa accozzaglia di soddisfazioni personali e vangate sull’autostima. Non ci si sente mai abbastanza arrivati, non si riesce mai a sentire di aver compreso a pieno un argomento, di padroneggiarlo al massimo. Già solo il fatto di avere una vaga idea di quello che si sta facendo costituisce un’enorme fonte di soddisfazione. Perché lo facciamo? Perché si insiste in questa direzione? Perché è importante sapersi rapportare con la difficoltà, con lo sforzo, imparare a gestire la propria volontà e allenarla. Per troppo tempo mi sono raccontata la fiaba del “non avere abbastanza forza di volontà”. La forza di volontà è un concetto astratto che ci illudiamo di avere o non avere. Ma la verità è che non esiste, non è una dote che si possiede o meno, non si tratta di una qualche sorta di abilità. Un po’ come il coraggio, no? Non sei coraggioso se non hai paura, il principio è molto simile. Bisogna allenarsi a fare le cose senza che vi siano stimoli esterni o interni, a volte semplicemente non si ha abbastanza voglia o motivazione, quasi mai, e quelli che ce l’hanno, beh, non fanno un grande sforzo di volontà, no? E’ come se mi dicessero “hey, stasera devi mangiare una teglia di lasagne”, non costituisce per me un grande ostacolo né necessiterei di grandi incentivi per farlo.

Dobbiamo allenare la nostra mente ad accettare la fatica, la frustrazione, la noia e tutte quelle sgradevoli sensazioni legate allo studio. Non si può sperare o aspettare che svaniscano o che ci venga naturale, non lo sarà mai. Ed è questa la vera gratificazione alla fine, riuscire ad andare un po’ contro la propria corrente, ed essere in grado di imporsi per il proprio benessere, di guardare a degli obiettivi un po’ più lontani ed un po’ più sfocati mettendo da parte quelle piccole momentanee soddisfazioni che ci portano solo a sentirci in colpa per non aver fatto il nostro dovere.

Vabbè dai non ascoltatemi, sto studiando Analisi 2 e mi piace un sacco, appena riprenderò in mano Meccanica andranno a farsi fottere tutti i miei discorsi filosofici sulla concentrazione e l’allenamento della mente, ma voi nel dubbio provate, che magari funziona.

 

Camilla

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