L’amore è bello, ma gli integrali curvilinei di più

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Qual è il problema di sviluppare passione per qualcosa? O mettere impegno e dedizione in quello che facciamo? Nel porsi degli obiettivi solidi ed avere come lavoro quello di raggiungerli? Nessun problema! E’ stupendo! Mai capitato nella mia vita e finché dura direi che è il caso di approfittarne.

La questione è che quando abbiamo degli scopi così nostri, quando siamo noi che riusciamo ad attribuire valore a quello che facciamo, quella cosa diventa quasi parte di noi stessi, un irrinunciabile pezzo della nostra mente. Un intero reparto mobilitato per quell’attività, che si tratti di università, di mandare avanti un azienda, di fare il conservatorio o di cercare di scrivere un libro, il cervello capisce che una buona dose delle sue energie va investita in quello. E uso il verbo “investire” non a caso, si tratta proprio di un investimento, un investimento che facciamo verso noi stessi. E’ gratificante sul lungo periodo poter scommettere su sé stessi. E’ come avere una solida ipotesi e cominciare a raccogliere i dati sperimentali, non è detto che rispecchino le nostre previsioni, spesso le nostre aspettative rimangono deluse. Ma quella speranza, quella ipotesi diventa il motore del macchinario, senza di quella nulla parte, il nostro lavoro diventa avvicinarci, scoprire, capire. E’ bella la scienza perché ti mette sempre un po’ di pepe al culo, non ti puoi sedere un attimo in contemplazione dei tuoi risultati perché è sempre tutto in movimento, nulla finisce senza che sia iniziato qualcos’altro, una spiegazione implica un altro dubbio e via dicendo. Questo per dire che dedicarsi con rigore ad un’attività come può essere lo studio diventa un vero e proprio impiego di risorse col fine di far lavorare in maniera sempre più efficiente questo grande macchinario di cui parlavo. E, a volte, il problema risiede nel fatto che veniamo fagocitati da noi stessi, da quello che possiamo apprendere e creare, dal nostro percorso, siamo quello che siamo grazie anche al lavoro che stiamo facendo ed improvvisamente rimane poco spazio per il resto. Questo ci aiuta a selezionare meglio le persone con cui trascorrere del tempo, con cui parlare, le persone da avere accanto e il modo in cui passare il tempo libero. Perché diventa molto prezioso. Quando il proprio lavoro diventa una priorità molte cose passano in secondo piano, l’avere una relazione ad esempio, può essere una cosa che addirittura ci spaventa perché potrebbe portarci fuori dal nostro equilibrio di funzionamento, fuori dal flow, diventa un rischio che non si è affatto sicuri di voler correre. Questa forse è la pecca, nulla deve permettersi di sconvolgere o infrapporsi tra noi e ciò che facciamo, perché ciò che facciamo è diventato parte di noi, ciò che ci fa sentire migliori, che ci fa sentire noi stessi, perdere o danneggiare quello vorrebbe dire ferirsi, rischiare di cadere in quegli anfratti della nostra personalità che solitamente cerchiamo di svilire, accantonare e che, in linea di massima, non ci vanno molto a genio.

E io ho una soluzione? Ovviamente no, questo era il mio problema vomitato su queste quattro righe, faccio fisica, non psicologia, non sono più tenuta a capire queste cose.

Gli integrali di superficie, quelli devo capire.

 

Camilla

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