Alternative

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Ho pensato che questo strano periodo che stiamo vivendo una riflessione la merita. Anche se le mie riflessioni sono più introspettivi monologhi deliranti, ma ci proviamo. Mi sento molto stupida a soffrire così questa situazione. L’altro giorno leggevo dei profughi siriani, di migliaia di bambini che tentano il suicidio dalla disperazione per la miseria in cui vivono. Senza cibo, senza riparo, senza la possibilità di lavarsi, di andare in bagno, con le fogne che scorrono tra i loro letti sbattuti per terra, a volte sotto tende non impermeabili. Con il freddo già nel sangue più che sulla pelle. Dei bambini non dovrebbero neanche sapere cos’è il suicidio, non dovrebbero neanche pensare che esiste la morte e invece loro sì, loro tutti i giorni in faccia ce l’hanno, nel cuore ce l’hanno. E io qui, che piango. Che piango perché ho paura. Che piango perché mi sento sola o meglio sento di essere da sola con i miei pensieri. In un silenzio assordante in cui sprofonda il mio cervello, ogni secondo che passa sempre più giù. E vorrei solo avere la forza di fare qualcosa, di sfruttare questo tempo, di trasformare tutto questo in qualcosa di utile. Lo dovrei a quei bambini così tristi. Lo dovrei a chi, in questo momento, ha delle serie preoccupazioni perché non può più lavorare o ha una persona cara ammalata, a chi sta lavorando in ospedale fino a crollare stremato la sera senza la forza nemmeno di pensare. Io sono solo distante da tutto. Qua rinchiusa nella mia personale bolla di malessere. E vi dico che sono stanca. Sono stanca di dover piegare la mia vita al mio umore, e a ciò che la mia testa mi dice. Sono stanca. Sono stanca di dovermi sforzare di non essere triste, di non aver paura. Vorrei solo provare a fare del mio meglio senza avere un ostacolo così grande e così ostinato dentro di me.

Ma credo che la verità sia che ognuno sta vivendo questo momento con le sue personali difficoltà, con le sue intime paure e dubbi, alcuni di certo con problemi completamente slegati da questo virus e da quello che comporta. Penso a quei professori universitari e non che si stanno facendo in quattro per non lasciare da soli gli alunni, penso a chi non sta vivendo questo periodo come una vacanza ma come una situazione di difficoltà in cui è necessario stravolgere ogni schema e trovare soluzioni alternative. Il fatto è questo. Forse anche io mi ritrovo a dover trovare soluzioni alternative e non sono bravissima a cambiare. Non sono brava ad affidarmi solo a me stessa, ma in qualche modo andrà fatto. Speriamo che lo scopo di quest’epidemia sia di darci del tempo per riflettere su noi stessi, darci del tempo per capire quanto siamo onesti in ciò che facciamo. Spero per me stessa e per tutti coloro che come me si sentono così smarriti, che tutto questo tempo ci serva a concludere qualcosa, ad imparare qualcosa, ad allenarci a stare con noi e capire dove si sta andando.

Dovrei smetterla di distruggermi con i condizionali. Con una vagonata di dovrei, vorrei, avrei dovuto. Di chiedermi il perché di ciò che provo, di non accettare le mie paure e cercare di scacciarle con tutta l’energia che ho in corpo finché riuscirò per un istante a trovare la quiete, ma sarò distrutta dallo sforzo. Mio papà mi ha detto che bisogna fare le cose e basta a volte, e smetterla di struggersi se non siamo al 100%, smetterla di struggersi se non siamo felici, smetterla di chiedersi cosa c’è che non va, di chiedersi se siamo normali a stare così, smetterla di considerare tutto ciò un ostacolo. Non è un ostacolo, non lo deve essere. Sforziamoci di guardare le cose da lontano, mi diceva. Questo post è frutto di giornate intere passate ad analizzare tutto troppo da vicino, troppo da vicino per capirne il senso. E sono stufa di tentare di comprendere qualcosa che forse ha il solo scopo di farmi sentire così sola e confusa e debole. Sono stanca di sentirmi debole ed impotente davanti a me stessa. Dovrei essere io a decidere cosa fare e come affrontare le situazioni di difficoltà e tutti i pensieri e gli stati d’animo che esse comportano. E continuerò a soffrire per stupidaggini di poco conto, scusandomi silenziosamente con chi dei motivi per soffrire li ha davvero, e il mio misero tentativo sarà quello di cercare di ignorare ciò che provo e andare avanti. In qualche modo, tutti noi, si va avanti, con ciò che abbiamo, con tutte le nostre paure. E lo dobbiamo a chi questa gigantesco lusso di avere un’alternativa non ce l’ha.

Camilla

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