Insoddisfatti seriali

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Aspettavo di avere una sorta di illuminazione mistica, di svolta spirituale prima di scrivere un nuovo articolo. Sono stata particolarmente zen nelle ultime settimane, l’altro giorno vaneggiavo ammaliata dall’idea di comprarmi un kit per i tatuaggi henné. Volevo scrivere qualcosa di motivazionale, frutto di lunghi momenti di profonda introspezione. La svolta kung-fuica non è arrivata, ma in compenso è arrivata una favolosa tastiera wireless nuova di pacca e chi sono io per non sfruttarla? Quindi oggi, la giornata meno all’insegna dell’equilibrio mentale del mese, scriverò qualcosa che non sarà per niente illuminante e per questo vi chiedo scusa.

Stamattina mi sono alzata carica di entusiasmo e buoni propositi. Curioso come i buoni propositi nel corso di dodici ore possano sgretolarsi miseramente ridendoti in faccia mentre lo fanno. Riuscire ad affrontare un lungo periodo di quarantena significa assimilare una serie di deliziose abitudini e far sì che la routine diventi vostra amica. Ed è molto difficile, richiede un certo addestramento mentale. Il mio addestramento comincia la mattina quando decido di alzarmi alle 7 per fare esercizio fisico. E’ molto più comodo alla mattina, poi vedrai che energia, che carica che ti darà, la dopamina, fallo per la dopamina, dopo studierai con più entusiasmo e almeno se finisci tardi alla sera puoi riposarti al posto che metterti a fare addominali. Rimango a letto fino alle 7:30/8 e quando capisco che ho già iniziato a disprezzarmi un po’ allora mi alzo e vado a fare colazione. Mi porto su alla scrivania in camera la mia tazza di latte d’avena macchiato e lo degusto mentre scribacchio qualcosa sul diario o leggo un paio di pagine del mio libro. Decido di iniziare a studiare alle 9 perché così posso fare un’ora e mezza, pausa, un’altra ora e mezza e poi prima di pranzo uscire un attimo a prendere il sole. Rispondo a qualche messaggio, mando infiniti audio, leggo articoli del Post, guardo Breaking Italy, rispondo ad altri duemila messaggi, scopro fantastici filtri su Instagram. Inizio alle 10. Ora faccio un’intera prova d’esame di meccanica analitica e niente pause, adesso si fa sul serio. Per due ore rimango impantanata in un esercizio che sembrava tanto semplice e invece mi chiede addirittura di trovare le soluzioni alle equazioni del moto. Roba da matti. Scrivo a quindici persone diverse per chiedere aiuto e spiegazioni, le spiegazioni magari arrivano dopo un’oretta, oretta che ho passato ad imprecare. Tutto ciò per poi scoprire non senza amarezza che la tipologia di esercizi come quello in questione non saranno nella prova scritta. Faccio mente locale per un po’, tra un tic nervoso e l’altro mi chiedo quali dannatissimi esercizi dovrei mettermi a fare allora. Li trovo e mi dico, okay. Ora sei nervosa, esci a leggere un po’ al sole e poi appena dopo pranzo, alle 14:30 si riparte a manetta. Alle 16, dopo aver fatto non so cosa di preciso (probabilmente c’entrano ancora i filtri Instagram) e aver nuovamente mandato in vacca il mio progetto, mi metto a studiare. La storia avrà un lieto fine? Vi starete chiedendo. Beh, no. Mi blocco su un esercizio, chiedo in giro, nessuna risposta. Trovo consolazione e i tentativi delle mie amiche di tranquillizzarmi. Funzionano in parte, nonostante rimanga molto delusa dagli scarsi frutti della mia giornata di studio.

Per questo vi dico che la routine è fondamentale. Perché è un addestramento giornaliero per abituarsi a portare a termine i propri progetti, magari piccoli, ma con il preciso scopo di aiutarvi a raggiungere sempre degli obiettivi. Non importa che siano di poco conto o a breve termine. E’ l’abituarsi ad avere tante innocue scadenze quotidiane. Una sorta di To do list da cercare di completare. E credo sia importante innescare dentro di sé questo meccanismo, per imparare a ad avere più controllo sulle nostre decisioni, su come ci organizziamo, su come gestiamo il tempo a nostra disposizione, su come scegliamo di affrontare momenti di stress e frustrazione o contrattempi. I contrattempi ci sono sempre, io inciampo continuamente negli imprevisti, ma bisogna trovare il modo di arginarli e seguire il proprio programma. Il discorso che sta dietro all’abitudine è il fatto di sviluppare automatismi da una parte, in modo che fare determinate cose col passare del tempo non costituisca più una forzatura, ma una necessità. Dall’altra parte invece si tratta proprio di autocontrollo, sviluppare la capacità di fare ciò che ci siamo prefissati senza che ci siano punizioni esterne, o scadenze imminenti, esami da dare o capi che ci sgridano se non svolgiamo il nostro lavoro. Siamo noi i capi di noi stessi, soprattutto in momenti come questi in cui abbiamo il totale libero arbitrio nell’organizzazione delle nostre giornate. Il che può anche voler dire capire quando è necessario staccare la testa un po’ da tutto.

Per quelli come me un’altra cosa che credo andrebbe imparata -e con la quale non ho ancora grande dimestichezza- è il ritagliarsi dello spazio per rilassarsi. Sembra una stronzata, vero? E invece io mi accorgo di approfittare della quantità di tempo che ho a disposizione per rendere più lungo, discontinuo e pesante quello che sto facendo, nello specifico quello che sto studiando. Quando so di avere un’intera giornata, se non ho un piano su come affrontarla, significa dare alla mia testa il via libera, lasciarla vagare, dirle che le è richiesto un qualche tipo di sforzo però non è ben precisato né tanto meno inquadrato in un certo intervallo temporale. E’ di fatto uno sforzo diffuso ed esteso a tutte le 10 ore che ho a disposizione, il che è molto più stancante, rende poco produttivi ed è terreno fertile per la frustrazione e l’insoddisfazione. La vittima migliore sono i procrastinatori che pensano che il “sé” di dopo sarà sempre, per qualche motivo, più volenteroso del “sé” di ora. E’ importante focalizzare le proprie energie e prendersi le giuste pause. Serve respirare, pensare ad altro, riposarsi, fare qualcosa di piacevole senza avere l’ansia di star buttando via del tempo prezioso. Quel piccolo momento che vi siete ritagliati è fatto apposta per permettervi di staccare. Cosa che non avviene quando ci si distrae o si cazzeggia nel bel mezzo del “dovere”, non si vive la distrazione con serenità ma con un sottile ed infimo senso di colpa che vi sta implorando di concludere quello che avete iniziato.

Quindi il sunto è questo: imparare ad organizzarsi ed imparare a rilassarsi. Quando io ci sarò riuscita sono certa che potrò scrivere qualcosa di molto più saggio in merito. Per ora ogni giorno riprovo da capo, passo dopo passo, cerco di costruire il mio piccolo schema mentale per nutrire un po’ di sana gratificazione verso quello che faccio. E spero per voi che il vostro sistema sia più efficace del mio.

Camilla

Un pensiero su “Insoddisfatti seriali

  1. Anonimo ha detto:

    Sembra che abbia scritto io questo articolo! I tuoi post sono sempre spettacolari Cami, continua così ❤💪💪 (riusciremo anche noi a studiare senza esaurirci)

    "Mi piace"

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