Il magico mondo delle skills

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In veste di chi mi sento autorizzata a dare consigli? Di che cosa sto parlando? Cosa voglio raccontare? Cosa voglio insegnare? Sono queste le domande che mi frullano nella testa. Un po’ di tempo fa un amico mi ha consigliato di partecipare ad un contest letterario organizzato dalla nostra università. L’idea mi ha attirato, mi ha stimolato, ma dal mio cervello pare non essere uscito nulla di produttivo, nulla di utile, nulla di vero e spontaneo. Per anni ho scritto e mi è piaciuto scrivere, e mi piaceva perché mi veniva spontaneo, buttare giù qualche riga per quel contest per me è stato come fare una serie di piccoli rutti, quelli che si fanno quando non si digerisce bene qualcosa e si è ad un passo dal vomito. Ho abbandonato l’idea ma questo mi ha portato a chiedermi se fossi ancora capace di scrivere, se avessi ancora quella dote. Da quando ho iniziato fisica ho accantonato/perso man mano le mie “doti naturali”, istintive, per così dire, e ho sviluppato molte skills di un genere che non sapevo nemmeno che esistesse. L’impegno, l’organizzazione, la costanza, la capacità di approcciarsi in modo diverso a problemi diversi, il fatto di cominciare da zero e provare ad imparare senza esprimere troppi giudizi su se stessi. Sono tutte cose che bisogna continuamente cercare di allenare e migliorare, non hanno nulla a che fare con quei talenti che si hanno dalla nascita. So che non diventerò un’eccellente fisica, ma so che ho la capacità di affrontare determinate situazioni, che posso sviluppare molti approcci diversi in base al contesto e alla necessità. Non pensavo fosse quello che volevo dalla fisica ma lo sto scoprendo man mano. E’ una materia che si lascia scoprire e che ti permette di scoprirti. Conoscersi è importante nella vita, nella propria carriera. Per questo credo sia importante abbattere quelle finte certezze sul talento, sull’essere portati, sull’avere una predisposizione. Sono cose che esistono, ma il fatto che spesso costituiscano una strada comoda non le rende la strada giusta per voi. Che poi cosa significa “strada giusta”? Una strada cambia, evolve, cresce, si dirama e si struttura in modi tanto più complessi quanto glie lo concediamo. Tutto il discorso è per dire che non è necessario decidere di fare quello in cui si è bravi o in cui si crede di essere bravi, non è sbagliato, ma non è sbagliato neanche decidere di barcamenarsi in qualcosa di del tutto nuovo e che può, eventualmente, aprire una porta su qualcosa di voi che ancora non conoscevate, con il quale non eravate minimamente confidenti.
Ed ora arriviamo al nocciolo di tutta questa digressione. Io da sempre ho stabilito di essere una brava scrittrice, per così dire, ed una piccola dimostrazione del contrario mi ha messo in crisi. Perché improvvisamente ho sentito come se non avessi più nulla a cui aggrapparmi. Mi sono sentita come se fossi destinata ad essere mediocre in ogni cosa che facevo. Ho guardato video di Youtubers, e letto articoli di persone capaci, capaci sia di comunicare che di informarsi, di preparare un discorso con una logica, uno sviluppo, una base profonda di ricerca alle spalle (in diversi ambiti). E mi sono chiesta, che cazzo lo tieni a fare un blog? Cosa dici alle persone? A cosa serve quello che fai? Come posso nel futuro riuscire a fare qualcosa che mi gratifichi, mi realizzi e che possa essere utile? La risposta non è arrivata ancora, ma se c’è una cosa che mi viene bene è rimuginare, per cui il discorso non finirà qua, con tutta questa serie di punti di domanda.
E’ spaventoso dover guardare in prospettiva, ecco perché la stragrande maggioranza delle persone predilige risposte semplici a problemi complessi, perché approfondire è pesante, è faticoso. Ti fa sentire figo leggerti mezzo articolo in più ma in realtà continui a non saperne un cazzo, a brancolare in informazioni acquisite parzialmente e alla rinfusa. Per guardare in là bisogna sforzarsi di avere una visione d’insieme e, anche se non lo si comprende, di rendersi conto che è pieno di variabili in gioco, di trame intricate e strutturate che non riusciremo mai a vedere del tutto, neanche focalizzandoci una vita intera su una di loro. Per questo è meglio fare finta che le cose siano bianche o nere, che ci siano i buoni o i cattivi e vomitare giudizi e opinioni a caso su cose che non si conoscono bene.
Spero di avere almeno l’umiltà di impegnarmi a capire, per ora non moltissima, vorrei solo che mi fosse tutto chiaro, che le cose che mi piacciono e mi appassionano mi venissero spontanee. Un po’ questa contaminazione mi è rimasta e l’idea di dovermi impegnare in una cosa nella quale, in un futuro, potrei non essere dannatamente brava, o per la quale non sono portata, mi spaventa. Mi spaventa a morte. E vedete anche qui è sbagliato. Non c’è niente di più bello di imparare e di cambiare, facendo spesso qualcosa per cui “non si è portati” si potrebbe finire col saper fare molte cose diverse.
Sempre con lo spirito di chi sa di non sapere, e allora sbatte la testa, chiede, cerca, tenta e ritenta e pian piano scopre tanti piccoli mondi, sia fuori che dentro di sé.

Camilla

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