Nel dubbio…basta che funzioni

IMG_20180919_122754_908Ho cambiato idea su quello di cui avrei dovuto scrivere almeno duemila volte.
È un casino voler dire qualcosa ma non sapere cosa. Non mi definisco né blogger, né scrittrice perché quelle sono persone che un’idea chiara ce l’hanno.
Io scrivo perché ne ho bisogno, perché – a volte capita – i pensieri ti si accartocciano in testa, si accatastano e tra polvere, dubbi e paure viene fuori un gran bel casino. E serve scrivere per mettere un po’ di chiarezza. Voglio dare una pulita, mettere in ordine e capire di cosa liberarmi.
Ci sono molte cose da buttare via, insicurezze che ci si trascina dietro come una zavorra e delle quali non è facile sbarazzarsi perché, in qualche modo, hanno un ché di familiare, quasi di confortevole.

Ero partita volendo parlare di cinema e sentimenti, la mia vocazione all’epoca sembrava essere quella di diventare regista o sceneggiatrice. Ero in prima superiore quando ho aperto questo blog ed ora sono all’università e studio fisica. Ho leggermente deviato dal progetto originario. E infatti mi sono ritrovata a chiedermi: ora di cosa parlerò? Quale scopo deve avere questo blog? Ancora con precisione non l’ho deciso, come dicevo, non ho le idee molto chiare. D’altra parte una persona che ama filosofia e psicologia e si iscrive a fisica qualche problemino lo deve avere. Ma, vedete, credo che a volte le persone rimangano un po’ imbozzolate nelle loro convinzioni e nelle loro certezze, guardano da lontano i limiti che sanno di avere ma che non se la sentono di conoscere con esattezza. Non credo piaccia a nessuno simpatizzare con i propri limiti ed io ho capito che andava fatto, che non volevo che la mia vita rimanesse in un punto fermo, che le insicurezze mi portassero a non scoprire e a non scoprirmi. E la scienza è il fulcro di questo ragionamento: dubbio, scoperta, continuo mettersi in discussione, continuo sbattere la testa e vedere fin dove si può arrivare e provare ad arrivare più in là, rischiare. Credo che dall’atteggiamento e dal metodo scientifico si possano imparare molte cose e credo che capire la complessità di ciò che ci circonda ci possa aiutare a ridimensionare le nostre vite, a cogliere le cose belle. Me ne accorgo io, mi accorgo di quanto è arzigogolata la mia mente, i miei pensieri, la mia capacità di comprendermi ed allo stesso tempo di ostacolarmi. Siamo come macchine in grado di autoalimentarsi, di andare sempre più forte, sempre più veloce, ed allo stesso tempo in grado di farsi esplodere o schiantarsi. Questo siamo, in grado di veicolarci tra il massimo e il minimo. Padroni delle nostre vite, di noi stessi e delle nostre scelte. E’ difficile vivere con la consapevolezza di queste responsabilità, ma senza di esse non coglieremmo mai a pieno il sapore autentico della vita. 

Io mi sento come se avessi iniziato a vivere, la realtà mi ha colpito come un pugno sui denti e mi ha detto di svegliarmi, che là fuori c’è di tutto. Non voglio rimanere chiusa tra queste mura che mi sono costruita. Ne “Le ali della libertà” Andy Dufresne deve strisciare in chilometri di fognature prima di riuscire ad evadere dalla prigione ma alla fine riesce, riscopre la libertà, e quando guarda il mare lo guarda con occhi diversi. Uscire dalle proprie convinzioni è terribile, ma guadagnarsi la propria vita, lottare contro sé stessi, combattere anche quando si è consapevoli che si verrà ugualmente sconfitti, questo ci forgia come esseri umani. Questo ci permette di vedere da dentro la sconfinata bellezza di ciò che ci circonda.

Di questo proverò a parlare, di terrore e meraviglia. Di come affronto ogni giorno questa sfida che mi sono imposta, perché spero che qualcuno, leggendo le mie parole possa sentirsi meno solo, ed allo stesso tempo riesca a trovare il coraggio di tener duro anche davanti a strade che sembrano al di sopra delle nostre possibilità. Parlerò di ciò che mi affascina in quello che studio e dell’importanza, della bellezza del percorso che sto facendo perché vorrei che, anche chi non ha a che fare direttamente con il mondo della fisica (come me d’altra parte), riuscisse a coglierne la profondità. Spero, con un po’ di fortuna e tanto impegno, di riuscire un giorno a farne un lavoro, di occuparmi di divulgazione scientifica in modo da concretizzare e fondere queste due mie grandi passioni. Ma direi che c’è ancora molto tempo per decidere cosa fare dopo la laurea. Per sfogare la mia esuberanza creativa scrivo poesie, è un modo come un altro per permettervi di dare un’occhiata a quello che ho in testa e in effetti non ci si capisce molto, c’è ancora parecchia strada da fare. Ma siamo qui per questo, no? Per sbatterci la faccia. 

Buona lettura

 

Camilla

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