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    Dunque.
    Ho appena finito di vedere quello che si è rivelato essere il mio film preferito.
    In assoluto.
    Ho deciso.
    I sogni segreti di Walter Mitty
    Diretto ed interpretato da Ben Stiller.
    Lo sapete, io non ho mai privilegiato un film. Come sceglierne uno soltanto? Si può fare una gerarchia. So per certo che Bastardi senza gloria è meglio di Pretty Princess, eppure io adoro questi due film praticamente allo stesso livello. Altri? Le Iene, Pulp Fiction, Little Miss Sunshine, Lady in the Water, Il miglio verde, Easy A, The Holiday, Interstellar, The Core, Horrible Bosses, La Madre, The Conjuring, Jackie Brown e potrei andare avanti fino alla nausea. Forse I sogni segreti di Walter Mitty non è il migliore, ma è l’unico che non ha un gusto. Si può associare un film ad un gusto o ad un profumo, Limitless sarebbe latte e menta mentre Jackie Brown avrebbe il profumo di alcol e tessuto antico. Insomma come ogni persona apprezza determinati cibi, aldilà della qualità, per il loro sapore che sembra fatto apposta per le nostre papille gustative, progettato col fine di incontrarle; così un film ci entra nelle corde, come un piatto di lasagne, con un determinato sapore, una determinata consistenza e un certo profumo.
    Ma Walter Mitty, Walter Mitty parrebbe così semplice, una persona così buona quanto debole, codarda, una persona che, come tante, se la sua vita fosse un cinema, si sarebbe ritrovata con un biglietto in mano a fissare l’uomo seduto al suo posto e non gli avrebbe detto niente.
    Ma allora cos’ha Walter Mitty che mi sconvolge?
    Lui non ha un sapore, non ha un odore, né una consistenza. Walter è l’aria. E sa di libertà e profuma di tutto. È la fievole consistenza di una leggera eternità. Un’eternità talmente breve, un soffio, una folata.
    I sogni segreti di Walter Mitty ci rende partecipi del sempre più breve del mondo.
    Ma è così rassicurante sapere di avere poco, di essere soli. In quello spazio tanto piccolo di tempo ci muoviamo alla velocità della luce, e meno tempo abbiamo più siamo veloci, e meno possediamo più siamo leggeri, e se in quell’ultimo microsecondo siamo soli, siamo tutto, siamo bellezza ed eternità, un’infinito piccolo, piccolo e spazioso, piccolo ed enorme.
    Questo è stato Walter Mitty e per questo gli sarò sempre grata, perché mi ha dato poco tempo e in quel poco sono potuta essere tutto.

    Camilla

  • Domani è domenica.
    Sveglia alle sei, passeggiata al freddo, al buio.
    Al ritorno compiti.
    Sì e poi per concludere avevo in mente di farmi esplodere un petardo nelle ovaie.
    Divertente prospettiva domenicale.
    Mi ha salvato il sabato, grazie a Dio.
    Cinema con Chiara* e giri a vuoto nel centro commerciale, mi son sentita a casa. 

    FASE (SOLENNE) CIBO

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    Il cameriere ci ha portato l’hamburger ad un quarto d’ora dall’inizio del film e, nonostante tutto, il nostro stomaco ha retto. Ci siamo abboffate di patatine. Avete mai visto la puntata di Leone il Cane Fifone in cui c’è l’osso magico monumetale che condanna ogni cane all’eterno piacere di leccarlo? Ecco, con le patatine dei Fast Food è grosso modo lo stesso, la tua volontà soccombe alle patatine ed intanto il mondo attorno a te cambia, va avanti e quando le finisci non rimane altro che la eco del tempo perduto, e la scìa delle occasioni passate…e un hamburger freddo. Tralasciando questo melodrammatico particolare ci siamo ingozzate giocando a “Il ragazzo ideale”, giochino infantile e patetico ma dannatamente divertente.
    Struttura del gioco:
    -Esponi due caratteristiche opposte.
    -L’altra sceglie quella che secondo lei corrisponde al tuo ragazzo ideale.
    Esempio tipico:
    -Peloso o pelato?-
    -Peloso.-
    -Giusto.-
    -Barba o baffi?-
    -Baffi.-
    -Giusto.-
    -Pancia o tartaruga?-
    -Pancia.-
    Poi la situazione ha cominciatoca degenerare.
    -Brutto ed intelligente o bello e stupido?-
    -Aspetta. Dipende…-
    -E da cosa?-
    -Cioè: per intellgente intendi nerd oppure intrigante, affascinante, perché uno può anche essere un cesso ma se ha fascino ha vinto la partita. Come Vincent Cassel!-
    -Sì! Come Vincent Cassell!-
    -Mentre per bello e stupido potresti intendere uno che non sa di niente…-
    -Sì, tipo i giocatori delle squadre di football nei film americani.-
    -Sìsì, quelli biondi e palestrati.-
    -Quindi brutto ed intelligente o stupido e bello?-
    -Brutto e stupido.-
    -…-
    -No aspetta….ho fatto confusione.-
    Ed infine, la conversazione ha cominciato a diventare temibilmente deviata.
    -Basso-lungo o alto-corto?-
    -Non puoi sottopormi alla legge della L! Ci stavo già pensando io!-
    -Rispondi!-
    -Pah…basso-lungo.-
    -Ma no! I ragazzi bassi non mi piacciono!-
    -Ti piaceva il nano di Lo Hobbit! Ho fatto due più due!-
    -Sesso violento o coccole?-
    -Toccava a me.-
    -Rispondi!-
    -Okay okay. Coccole.-
    -Ovvio.-
    -Ti faccio la stessa domanda.-
    -Ovvio.-
    -…-
    -Sesso violento.-
    -Ho paura che quando scoprirò il sesso la mia aspettativa sarà talmente alta che ci rimarrò di merda e tutti questi anni di fantasie saranno vanificati.-
    -Amen.-
    -Sopra o sotto? Anzi anzi! Coricata o seduta?
    -Tu?-
    -Sìsì!-
    -Per scopare?-
    -mmm mmm…-
    -…-
    -…-
    -Sui mobili.-
    -Dio come mi conosci bene.-
    E così è stata la cena. Poi siamo corse verso la sala cinema.

    FASE (ILARE) FILM

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    Il film in questione era Come ammazzare il capo e vivere felici 2, tralasciate il titolo che è stato tradotto per qualche strano motivo da Horrible Bosses ritenuto evidentemente troppo difficile da capire per un italiano. Cane Secco aveva ragione. Comunque sia, il film è stato bestiale, bellissimo, parliamo sempre di commedia americana ma, per Diana! È davvero bellissimo, se piace il genere. Il primo mi aveva fatto morire dalle risate, letteralmente…ma questo, questo va oltre ogni immaginazione, piangevano in sala! Per chi ama la sana e perversa commedia americana questo film è perfetto. Ed alla fine della storia la conclusione è stata che Io sono Curt (Jason Sudeikis), Chiara è Dale (Charlie Day), e Nick (Jason Bateman) è la razionalità che ci direziona lontano dal dirupo di feci in cui ci cacceremmo. Il maniaco sessuale sbadato e lo sbadato isterico tenerone. Ehm…
    Fatto sta che Curt è in assoluto l’uomo più stuprabile (termine del gergo adolescenziale per indicare un uomo sessualmente molto appetibile) che abbia mai visto. Non so cos’abbia, forse il naso, o gli occhi, o forse il sorriso. No! Ecco cosa! La schiena a rettangolo e i fianchi stretti. Il paradiso. Amo anche il sedere di Chris Pine (Max) e Christoph Waltz (Bert). Lui lo amo così. Così perché è perfetto e basta, non c’è da spiegare.
    Siamo uscite soddisfatte dal cinema con gli occhi ancora bagnati di lacrime.
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    FASE (STRATEGICA) OCCHIO
    Il titolo non rende fedelmente l’idea di quello che è per noi l’ultima fase. È una fase preziosa che vede predominare la bilateralità della funzione dell’occhio: guardare ed essere guardati. Guardare e ricercare piacevolezza nella moltitudine di persone del centro commerciale è sempre un gran divertimento e Chiara (che da ora sarà SguardodiFalco) ha sviluppato una certa abilità nell’intercettare le prede. Io, purtroppo, o per fortuna, mi dedico al “farsi guardare”. Chiara è troppo piccola e dolce, ma soprattutto credo che non ne abbia bisogno. E credo sia un pregio non sentirne la particolare esigenza. Io ho deciso di non mentire su questo. Mi piace essere guardata e, signore, ammettetelo, se sapete di piacere anche voi amate sentirvi quegli sguardi addosso. E sappiamo bene di che sguardi si tratta. Quegli sguardi famelici e bramosi che ti danno uno stupido ma innegabile senso di potere. Quando quel ragazzo ti squadra co estremo desiderio e a me viene da sorridere, perché percepisco una strana e piacevole sensazione pervadermi, vagamente malefica, ma intrigantd. Non male interpretate, io non sono una sedicenne sicura di sè, non mi ci sento sicura, non mi sento a mio agio col mondo, un po’ come tutti. Ma lo so che cosa mi riesce, e farmi guardare è una di queste cose. È un atteggiamento promisquo? Sì. Ora riflettete su cosa c’è di realmente sbagliato nell’atteggiamento promisquo se applicato senza raccontarsi bugie su falsi sentimenti ma con il solo fine di un piacere istintivo e una volta che ci avete pensato ditemelo, perché essere promisqui è tanto divertente.
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    Camilla

    *Chiara, anzi SguardodiFalco è il nome in codice della mia migliore amica. E lei non ha bisogno di presentazioni, fatela sentire a casa. Perché lei è un’ospite speciale dei miei post deliranti e li rende più belli aggiungendo al mio disagio sociale un po’ del suo.

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    Si vuole sempre guardare più in là. Cercare qualcosa che sia nel profondo, raccogliere le briciole, cercare di impregnarsi le narici di un profumo in modo tale da non perderlo mai del tutto. Ci si concentra in eccesso sulla paura del futuro, sulla paura di perdere quello che si sta vivendo, che è così bello, in maniera ingiustificabile e indescrivibile. Si cercano parole, si cerca di comprendere, di riassumere, quando è tutto lì! E più tempo si passa a cercare di non farlo svanire mai, più in fretta di dissolverà, non lasciando altro che un forte rimpianto. Rimpianto del passato. Tutto pur di evitare il presente, tutto pur di stare altrove, da una qualsiasi altra parte, basta non stare lì, basta non dover ammettere che si è fermi mentre il resto si muove, mentre il tempo mangia e consuma senza risparmiare essere alcuno. E noi si è lì fermi, con l’illusione  di essere in un qualche modo incatenati tra passato e futuro. Ma i piedi si muovono, l’aria è la stessa, solo una grande malinconia. Se solo non aveste voluto capire quella bellezza, la bellezza non va capita, non va contenuta, va accolta, vissuta. Vivere. Vivere lasciando che l’altrove se la sbrighi da solo, altrove.

  • Pensate forse che questo titolo sia un’ironica e poco coerente anticipazione di quello che illustrerò nel seguente articolo?

    Sì? Mi state sopravvalutando.

    No? Avete ragione.

    Infatti quello di cui parlerò è proprio pubblicità, al fine di tediarvi con le nozioni che ho appena appreso dal mio libro di scuola. Forse non l’ho mai accennato ma sì, nel mio amato liceo -oltre a studiare la deprimente concezione dell’amore di Platone; come si fanno impazzire un gruppo di persone innocenti attraverso un esperimento (scienze sociali) ed infine come imparare una serie di teorie economiche che sbattute in faccia alla crisi…non ci aiuteranno a risolvere un cazzo!- si studia anche comunicazione, percepite la poetica instabilità di questa parola, comunicazione… delizioso. Se mi chiedete qual è il significato di questa parola, dopo tre anni di liceo, e temo che non sia motivo di vanterie, non lo saprei ancora spiegare. Comunicazione è tantissime cose, comunicazione è quella che sto facendo io ora con voi, comunicazione è la foto che posterò e l’attore che avrà una determinata espressione nel film, i colori utilizzati e i movimenti sono comunicazione, l’arredamento in una casa è comunicazione, un piatto di cucina, un taglio di capelli, un modo di vestire, un modo di mangiare, di guardare, di scrivere, di respirare (cioè io quando ho un attacco d’asma comunico che sto morendo…). La comunicazione in sé è un po’ vaga come idea in quanto, come ce lo insegna la nostra insegnante di filosofia ed ex insegnante di scienze umane “è impossibile non comunicare”. Quindi miei futuri datori di lavoro, io ho fatto comunicazione…ha…<<Comunica con lo spazzolone del bagno, Bocarelli…>>

    Chissà perché ho il presentimento che finirà così.

    Tuttavia.

    Ora, tornando a noi, mi trovo nella spiacevole situazione di dovervi annoiare con un insensato sproloquio sulle agenzie pubblicitarie, quindi vi suggerisco di terminare qui la lettura, a meno che non siate interessati (e lì vi suggerirei un antibiotico ma fate voi) o che lavoriate nel campo della pubblicità e vogliate vedere come mi umilio parlando di cose che non comprendo a pieno (in tal caso sono accettate correzioni, ho la verifica sabato, si sa mai).

    Ordunque. L’agenzia pubblicitaria ha la funzione di progettare, realizzare e diffondere una campagna pubblicitaria, sostanzialmente (non vi aspettavate che ne parlassi sul serio, è vero?). Deve tuttavia occuparsi anche dell’aspetto di consulenza con il cliente e di reperire e prenotare o verificare la disponibilità di tutti i vari mezzi di comunicazione sul quale immettere la campagna. Mi sbaglio? Cazzi vostri, io ho sedici anni e oggi ho cucinato le verdure per la prima volta (con un mestolo in mano per proteggermi dagli schizzi di olio bollente) quindi non giudicatemi.

    Intanto può essere incentrata su uno o più soggetti (monosoggetto, multisoggetto…scommetto che i nomi non sono ad opera del Reparto Creativo) ed essere diffusa attraverso uno o più mezzi di comunicazione (monomediale, multimediale…vabbé).

    Una campagna pubblicitaria può essere definita tattica quando ha un obiettivo con una scadenza piuttosto breve e deve essere quindi ad impatto, mentre strategica quando ha, invece, una durata abbastanza lunga.

    Gli obiettivi quali sono? Ed ora ve li sparo a memoria perché non sono assolutamente in grado di spiegarli: di lancio, di mantenimento, d’immagine, di prodotto, di linea, istituzionale, collettiva, comparativa. Ha…

    Ed ora la parte che preferisco, quella in cui posso parlare di account manager e di art director senza avere la più pluridecorata idea di cosa significhino questi termini.

    Ah maledizione, chi se ne frega. Come avrete capito cercavo di evadere dai miei doveri riversando su di voi il mio senso di colpa, vi chiedo umilmente scusa.

    Di cosa potremmo parlare allora, amici ascoltatori? (grilli in sottofondo).

    Dunque, parliamo di sederi. Vi piace l’argomento? Passare dalla pubblicità ai sederi è una bellissima oscillazione, anche se a pensarci bene i jeans Jesus si erano pubblicizzati attraverso un cartellone su cui era ritratto un culo, un bellissimo culo mi dicono, e sotto la scritta “chi mi ama mi segua”.

    E’ imbarazzante che io sia riuscita a collegare l’argomento “culi” all’argomento “pubblicità”.

    Pah…

    Tornando a noi. Oggi, passando vicino alle vetrine sono arrivata a definire il mio culo con un assetto longitudinale di considerevole lunghezza. Ovvero che è grosso. Parliamo della distanza pube-chiappa, non chiappa-chiappa. Temo di starvi confondendo le idee.

     

    Perché non parliamo di…ah basta, maledizione, sono ridicola.
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    A presto.

    Camilla

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    Appena finito di vedere The Amazing Spiderman 2.
    No.
    No, non mi capacito.
    Non ero pronta ad affrontare una botta emotiva così pesante, ma soprattutto per una volta non sono stata io a crearmi delle aspettative troppo alte…è che l’hanno fatto col culo!
    Ma no!
    Nonononono!
    Mi mettete Emma Stone, Andrew Garfield, Dane Dehaan, Jamie Foxx e ci fate questo?!?
    Ma no!
    Dico io, non mi aspettavo una sceneggiatura in stile Tarantino perché parliamo di Spiderman, voglio dire…chissene frega della sceneggiatura, ma gli effetti speciali! Ora, come direbbe Violetta Rocks: “senza alcuna pretesa professionale” magari sono io che non me ne intendo una cippa, ma niente di indimenticabile come effetti e anche vagamente scadenti.
    Fattore numero due che mi ha indisposto, oltre alle battute di Spiderman che fanno ridere come l’immagine di un unicorno che caga (no, in effetti fa un po’ ridere), è il modo in cui mi è stata doppiata Emma Stone, con una voce da oca stonata. Ma dannazione, questa è un genio, una scienziata e la fate parlare come una di Gossip Girl, cielo…

    Se uno conosce Emma Stone come attrice prova una tale stima per il suo personaggio che sentirle quella voce stridula è un abominio.

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    Poi non mi è molto chiaro il ruolo di Elettro o Electro, non ho mica capito.
    Cioè, abbiamo la classica cosa del “sono sfigato e adesso la pagherete tutti”, e Jamie Foxx è inaspettatamente credibilissimo, non che non sia bravo, ma con quella faccia da cattivone è difficile risultare credibili nel ruolo di un insicuro psicopatico…per dire, un po’ come per DiCaprio fare il cattivo. Però lui è ingrassato, anche Jamie Foxx forse, forse il segreto è ingrassare…
    Comunque.

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    Ciò che mi ha sollevato dal mio stato di delusione cronica è stato quel gran bel pezzettino (si perché non ha molta massa) di Dane Deehan a fare il cattivo. Mi pare che abbia una particolare dimestichezza coi ruoli in cui deve fare lo psicopatico, come in Chronicles del resto, ma lo riesce a fare in maniera dannatamente sexy. In The Amazing Spiderman 2 poi! Questi due occhioni azzurro-verdi da gatto, biondo, con un nasino da folletto, un sorriso furbo e una bocca provocante.
    Insomma, sono stata salvata dal cattivo durante la visione di questo film.

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    Camilla

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    Allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l’unico desiderio di ritornare all’inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi, una volta, da quell’inferno, ci ha salvato. Provò a chiedersi da dove venisse quell’assurda fedeltà all’orrore, ma scoprì di non avere risposte. Capì solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni. Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d’improvviso clemente. E senza sangue.

    Alessandro Baricco, Senza Sangue

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    Lavoro accettato. E già sento il peso dell’inettitudine gravare su di me. Finirà in stile Diavolo Veste Prada? Certo avrei preferito che mi regalassero dei vestiti Dolce&Gabbana o delle scarpe di Gucci al posto di campioncini di crema antirughe ma mi adatto. La comicità della situazione è sottolineata dal fatto che sono l’adolescente meno truccata della storia e che la prima a farmi l’ordine è stata mia nonna.

    Santa donna.

    Mi ritrovo qui, in mezzo alle ciance da gallinacei dei miei compagni di classe, che distribuisco cataloghi e faccio finta di sapere di cosa sto parlando quando dico “eyeleiner waterproof” e la vita mi sembra improvvisamente grigia e deprimente. Gli ombretti non sono di aiuto.

    Ecco, credo di aver preso consapevolezza del fatto che non ho abbastanza coraggio, o determinazione, palle, tenacia, comunque la si voglia chiamare per fare quello che vorrei. Non è una questione di autocommiserazione, né mi sto sottovalutando. Credo sia solo una presa di coscienza, completamente onesta con me stessa, almeno spero.

    Mi rendo conto che forse di recente mi racconto un po’ di bugie, e me ne rendo conto, ecco perché non sono molto credibili. Ma almeno ci provo. La razionalità sputtana sempre i miei buoni propositi, i miei tentativi di costruirmi dei bei castelli di menzogne. Niente. La ragione è sempre lì in un angolo ad intromettersi nei miei deliri illogici.
    Che poi, dannazione! E lasciate che la mia testa navighi nelle stupide banali certezze per un pochino.
    Esempio.
    Vi capita mai di sentirvi tristi? Tristi non semplicemente senza via d’uscita, ma tristi senza porte, senza una stanza, senza pareti. La tristezza non è in un castello buio che ti sei architettato da solo, è fuori, non ci puoi fare niente, c’è e basta. Ed è come la nebbia del mattino, devi aspettare che si alzi e poi i campi li inizi a vedere.
    Ma la nostra stupida testa devo trovare un intrinseco tragico motivo per cui ti senti triste. E lì parti con tutti i tuoi “nessuno mi ama”, “voglio morire”, “sono brutta”, “non so fare niente”, “in realta non gli piaccio” ecc…
    Ecco perché adoro le piccole sofferenze amorose adolescenziali. Che adorabili drammatici quadretti sono! Perché?
    Motivo 1: obiettivamente…ragazze, vi puo piacere il ragazzo, anche tanto, non lo metto in dubbio ma se non vi caga mettiamoci l’anima in pace, prendetevi un vibratore e fatela finita. Vi sentirete trascurate e brutte per un po’, classici problemi di autostima che si risolvono col tempo.
    Motivo 2: ma volete mettere la bellezza di passare un intero pomeriggio a mangiare come ippopotami vagonate di gelato e schifezze guardandosi, in ordine Pretty Woman, La dura verità, The Holiday, Don Jon e Bridget Jones e Jerry Maguire.
    Così risolvete il vostro problema, avete qualcosa per cui piagnucolare, qualcosa di cui parlare al bar con le amiche e addentando la pizza.
    Non è bellissimo?

    Forse ora mi prenderete per malata, ma intendo condividere con voi la mia esperienza. Un po’ ne avevo già parlato e Sì lo so, sono monotematica ma è l’unica che posso collocare nel mio scrigno di esperienza quindi mo’ vi coccate questa, quando uscirò per un’estate con l’intera squadra di rugby neozelandese sarò più saggia (se sopravviverò).
    Dunque.
    Collochiamo temporalmente l’evento.
    Giugno. Festa in discoteca. Prima volta. Gli scrivo dicendogli dove sono. Non risponde (mannaggia a te!). Me ne vado a mezzanotte con le mie amiche e nell’esatto istante lui entra con due tipe in abiti succinti (tanto quanto il mio ma loro stavano meglio…puttane) sotto braccio.
    Bello bello, bel momento, bella serata, davvero molto.
    Balcone. Lacrime. Sonno profondo.
    E mentre piangevo…uno strano senso di onnipotenza mi pervadeva in contrapposizione alla pateticità del momento. Ero lì che pensavo “cazzo, se qui ci fosse un cameraman questa sarebbe una scena da film” e intanto riflettevo quale canzone sarebbe stata più adatta come colonna sonora.
    Perché c’è da ammetterlo, le cotte sono dannatamente cinematografico.
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    Camilla

  • Sì, lo so. Per carità, non dite niente. Non sono mai stata brava a tenere un blog. Oggi mi hanno appena offerto un lavoro, non è comico? Non riesco a mantenere l’impegno di scrivere dei pidocchiosi articoli su una pagina internet che nessuno segue e ho la pretesa di poter rispettare le scadenze e le responsabilità di un autentico lavoro?! In effetti no, non ho questa pretesa, so già da ora che sarà un fiasco, ma lo sarà ancora di più se nemmeno ci provo quindi, fanculo, mi licenzieranno in una settimana ma chissene frega! Almeno potrò avere qualche campioncino gratis di profumo e un paio di mutande di pizzo da mettermi in testa!

    Tuttavia.

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    L’avete mai visto La parte degli angeli? Dovete vederlo, è un film che dà speranza al mondo. Sapete che cos’è la parte degli angeli? Quando il whisky appena fatto viene lasciato invecchiare nelle botti c’è una parte che, inevitabilmente, va persa, evapora. Quella viene detta la “parte degli angeli”. Robbie ha un passato molto turbolento che sicuramente non gli fa onore, droga, alcol, aggressioni. La profonda cicatrice che attraversa il suo volto bambinesco ne è la prova inconfutabile. Ma un figlio è in arrivo, la sua ragazza ne è innamorata e non c’è più posto per il vecchio Robbie, la sua vita deve cambiare. La visita ad una distilleria di whisky insieme a degli amici gli cambierà la vita. Non mi dilungo oltre perché tutti conoscete la mia repulsione per le trame. Non so essere sintetica neanche volendo.

    Pensavo solo che ognuno, a modo suo, deve avere una parte degli angeli. Non so ancora bene se la si può considerare una zavorra dalla quale ci si libera, che diventa improvvisamente leggera e ci abbandona lasciandoci carta bianca; o se è quell’anfratto remoto della nostra anima che ci può sollevare verso qualcosa di distante, remoto, niente a che fare con Dio, o con la logica, o forse con entrambi. E’ solo una parte che ci viene tolta perché anche quando ci siamo conosciuti del tutto ci accorgiamo che manca un pezzo e siamo costretti ad andarlo a cercare. Non so se mi spiego. Sono convinta che sia impossibile conoscersi completamente, mentre si può riuscire ad  essere in pace con se stessi. Non in pace con la gente, con se stessi. Come si può anche solo ambire ad un’esistenza priva di destinazione, un’esistenza così colma di significato da esistere nel presente, talmente al di sopra di qualsiasi necessità fisica o psicologica. E come si fa a raggiungere il livello dell’universo? Come si fa a sentire il silenzio del cosmo, lontano lontano? A sentire il proprio battito nell’aria, nel fuoco che brucia in un buio pesto lontano lontano? Come si fa ad avere la mente sia qui che altrove, ad avere una mente così estesa da svanire nell’istante in cui non pensa ma lascia che i pensieri del mondo la attraversino.

    In Interstellar (Matthew McConaughey, Anne Hataway, Jessica Chastain) si vede come l’eccesso di logica comporti l’opposto. Quando le leggi della fisica sono tali da smentirsi e il tempo diventa esprimibile con lo spazio e lo spazio una dimensione di tempo. Lucy, apre la mente su una probabilità che mai avevo considerato prima. E se ogni legge, ogni numero, ogni limite che ci siamo imposti, che abbiamo trovato fosse solo un modo per adattare a noi l’imprevedibilità della natura? No, è impossibile.

    E’ più tendente alla filosofia che alla fisica questo discorso ma, per molti versi, esse sono collegate. Perché penso che la nostra conoscenza arriverà ad un punto in cui si annullerà, cadrà su se stessa, un buco nero di certezze, talmente compatto, talmente denso da spedirci in una vita in cui ogni cosa sarà al contrario, o non avrà un verso.

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    O forse il problema è che…dovrei smetterla di pensare, e di bere il Lambrusco la sera.

     

    Camilla

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    Sisi, lo so, non dite niente. Sarà un mese che non scrivo. È stato un inizio scuola traumatico e mi sento molto cambiata. Saranno i tre chili fatti durante le vacanze? Sarà che comincio a percepire l’esistenza di muscoli nel mio corpo “ameboso”? Ebbene sì, ho iniziato ad andare a correre ogni mattina, alle 6, prima della scuola. È rinvigorente, molto rinvigorente! Nonostante il suicidio sembrasse inizialmente una simpatica alternativa in confronto, ora ho preso l’abitudine e posso affermare che privarmi della mia corsetta mattutina al buio sarebbe un dispiacere. E poi, con tutti i film in cui il protagonista atleta riversa le sue energie e la sua anima nello sport diventando una leggenda, cominciavo a sentirmi una merdaccia, diciamocela tutta.

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    Ad ogni proposito sono qui per manifestare tutto il mio feroce (e vagamente inquietante) entusiasmo per un film che ho visto ieri l’altro: Cadillac Records. Premesso che io ho un debole per questi film di riscatto sociale o quelli che parlano delle leggende della musica. Con un film che parla di riscatto sociale attraverso la musica  che, alla fine, porta i protagonisti al successo….capite che ho avuto serie difficoltà a non scaricarmi OGNI canzone della soundtrack e a non fissarmi in maniera maniacale con questo film. Essendo io una di quelle persone che i vicini, col tempo, si ricoprono ad odiare perché cantano a squarciagola tutta la giornata, ho subito un’importante rivelazione artistica e, per un giorno soltanto, mi sono sentita Etha James sotto la doccia. Mentre gorgogliavo e facevo mugugnii rochi nel disperato tentativo di imitare le splendide voci nere (con tanto di “oh yeah babe!”) ho realizzato quanto lamusica abbia un effetto devastante sulle persone, sia dal lato buono che da quello cattivo. Se il lavoro ti porta a trasformarla da passione ad ossessione tutta la sua bellezza decade ed ogni nota è una ricerca faticosa.

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    Ma, in Cadillac Records, storia vera di Muddy Waters (Jeffrey Wright), Etta James (Beyoncé Knowles), Leo Chess (Adrien Brody), Chuck Barry (Mos Def), Little Walter (Columbus Short) e Howlin Wolf (Eamonn Walker), la musica è, non solo lavoro, ma è vita, è passione, sesso, amore, è ogni cosa. Le donne che questi uomini desiderano di toccare (con una frequenza imbarazzante) nascono dalle loro voci e dai suoni delle loro chitarre. L’atmosfera di questo film è allucinogena, la musica penetra in maniera sensuale e travolgente. Verrebbe voglia di trascorrere il resto della propria vita nella stramaledetta sala di registrazione.
    L’interpretazione di ogni singolo attore è magistrale, persino Beyoncé Knowles ha fatto la sua porca figura con il suo personaggio dalla faccia tosta e la voce angelica e potente.
    Spero di avervi convinto, insomma.

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    Il bacio tra Mace e Lenny in Strange Days è, senza ombra di dubbio, il bacio più bello di tutta la storia della cinematografia e ve lo dice una vera scettica riguardo ai baci nei film.
    Sempre molto attesi, ma anche nei più grandi capolavori del cinema il bacio rimane una costante e fredda delusione. Non trasmette emozioni, chi guarda non riesce a percepire quello che una lingua in bocca dovrebbe suscitare, non so se mi spiego…
    Insomma, vi commovete per Jack e Rose, di disperate per Satine e Christian ma nel momento del bacio è come se foste semplici spettatori, come se la cosa non vi riguardasse e, credetemi, quando guardate un film, quello che succede vi riguarda sempre. SEMPRE.
    James Cameron gira Strange Days incentrato sulla tecnologia del playback che permette agli uomini di rivivere, non solo vedere ma anche sentire e quindi rivivere, la vita di qualcun altro. E, Dio sa come ha fatto, guardare quel film è esattamente come mettersi uno di quegli apparecchi in testa e vivere la vita di Lenny Nero, magari da amico, da amante, da spalla, ma ogni momento eccitante, delirante, di estasi, di dolore io l’ho percepito quasi come fosse mio.
    Anche le colonne sonore di Tarantino fanno questo effetto, desidereresti essere lì solo per poter, che so, far parte dello Squadrone di O-Ren Ishii o camminare con una sigaretta tra le dita in mezzo a Le iene, oppure oppure bere uno scotch in un bar pieno di gentr dalla “moralità turbolenta” con George Clooney.
    Io tra pochi giorni ricomincerò la scuola e avrei tanto bisogno di una soundtrack perfetta per il primo giorno, qualcosa di incisivo come Are you ready for me? (Cani sciolti) oppure una bella cover dei Treblemakers come Right Round sarebbe gradita…possibilmente con Skylar Astin a tenermi per mano e Ralph Fiennes a palparmi la chiappa sinistra ma, hey, non si può avere tutto quindi vediamo di rimanere coi piedi per terra.
    Se la monotonia non fosse così straziante per me, potrei sopportare un normalissimo inizio anno scolastico, ma non sono in grado di accettare una realtà senza fuochi d’artificio. Motivo per cui i film saranno la mia condanna perché ogni bacio dovrà essere come quello di Ralph alla fine di Strange Days; ogni momento glorioso come una battaglia in un film di Tarantino; ogni successo dovrà farmi spuntare un sorriso come quello di Hilary Swank e ogni frammento di bellezza dovrà essere visto con gli stessi occhi di François Cluzet quando guarda il mare e vorrebbe esserne parte.
    Ricado nell’enormità delle mie aspettative.
    Cazzo.