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    La doppia colazione di stamattina mi ha imposto di fare un pranzo a base di tre anacardi e uva nera.
    Son soddisfazioni, non c’è che dire.
    Temo che mi dovrò consolare con Tarantino, un po’ di sangue, qualche massacro e Uma Thurman.
    Kill Bill è una pietra miliare per chi ama lo splatter e i combattimenti. Ma oggi, in particolar modo, ho apprezzato e notato la soundtrack . Armata di cellulare ho scaricato metà delle tracce del film.
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    E a proposito di cellulare! L’ultima mia avventura estiva si è sviluppata in una Berlino da togliere il fiato. I berlinesi in particolare mi hanno colpito con la loro gentilezza, persone squisite e sorridenti, peccato solo di aver beccato l’unico berlinese stronzo e squattrinato nel viaggio di ritorno in metropolitana che, con maestria, astuzia e una buona dose di bastardaggine mi ha agilmente aperto la tasca dello zaino e (in questo caso il termine è più che consono) I N C U L A T O il cellulare.


    Esperienze che forgiano, non c’è che dire.

    Tralasciando questo spiacevole dettaglio devo ammettere, tuttavia, che non ho saputo apprezzare la bellezza della città come avrei voluto. Mi ha deluso. Non c’è modo diverso per dirlo. A sentire che ci era stato era come se fosse il paradiso in terra e ho creduto davvero, per un momento, che andarci mi avrebbe potuto cambiare la vita. E invece mi soni ritrovata catapultata nella realtà della metropoli, molto distante da quella che per me è la vita nella mia cittadina goliardica e calda. Le grandi città tendono ad essere un po’ fredde.

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    Questo non lo sapevo. La delusione delle proprie aspettative è sempre difficile da tollerare, spesso ci si arrabbia più con se stessi per aver preteso troppo. Si rimane inevitabilmente scontenti.

    Un po’ come se Beatrix (Kill Bill), Black Mamba, non avesse provato la minima soddisfazione nell’uccidere tutti i suoi 5 avversari. Come se la loro morte non l’avesse vendicata minimamente! Immaginate la frustrazione!

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    L’aspettativa ci frega.

     

    Bill si era aspettato da B una maggior maturità.

    Lei dal canto suo pretendeva che lui sfoderasse la sua umanità e tolleranza. E queste aspettative dell’uno nei confronti dell’altra guardate un po’ dove li hanno portati!

    Passo e chiudo!

    Camilla

    (Ph: http://www.weheartit.com (1) Rita Bellamy; (2) Douglas Allan; (3/4/5/6) rohan)

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    Comincia a sembrarmi tutto una grande ipocrisia.
    In ogni piacere, ogni motivo di stima, di contentezza mostra le sue facciate fittizie.
    Avevo un’immagine di me che mi pareva così sicura, ora mi riscopro miope e quella che sembrava una certezza era un riflesso tremolante.
    Vacuo.

    Camilla

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    Non c’è niente di meglio di un buon vecchio The day after tomorrow per tirarsi su. Anzi, a dirla tutta, sarebbe stato meglio Moulin Rouge o un sanissimo horror ma le mie amiche sono scettiche, motivo per cui ci siamo lanciate nella visione di questa perla. Dopo aver ordinato la pizza (consegnata da un pizzaiolo terribilmente avvenente) ci siamo spaparanzate sul divano ad ascoltare un susseguirsi di colonne sonore drammatiche ed effetti speciali da pelle d’oca. Per chi di voi l’avesse visto è a conoscenza del fatto che, in effetti, i due fondamentali del film sono proprio quei due: musica ed effetti…e il faccino addormentato di Jake Gyllenhaal ma questo discorso lo affronteremo in seguito.

    Credo che la vita dovrebbe essere accompagnata da una colonna sonora. Sì, io ne sento la particolare esigenza. Immaginate una di quelle musiche drammatiche mentre entrate a scuola, oppure un sound pompato e ritmico perfetto per le camminate con tanto di occhiali da sole, musiche western e ricche di pathos per i momenti epici in stile Tarantino (senza sangue, se è possibile). Forse a lungo andare ci si sentirebbe un po’ idioti. Ma, parola mia, ogni momento, ogni emozione sarebbe amplificata e io credo che, nella nostra testa, in quei momenti di tristezza sconcertante o di euforia pazzesca ci sia una melodia che incarna il nostro stato d’animo. Un esempio? Io amo Einaudi per la sua capacità di sprigionare sentimenti contrastanti e pulsanti. Non so se il termine “pulsanti” può rendere l’idea. E’ come se, chiudendo ogni possibilità di interazione col resto e aprendo solo le orecchie e l’anima alla sua musica, si potesse diventare qualcosa di più, e allo stesso tempo qualcosa di serenamente semplice, qualcosa di essenziale. La sua musica è come se mi facesse questo, mi rende essenziale. Divento un sospiro, una sensazione che vaga e si insinua tra le note del pianoforte in un qualche posto che non è né qua né là ed è bello perché non può essere trovato ma esiste. Sì, forse questo rende più l’idea rispetto alla parola “pulsanti”, ma valeva la pena di provare a sintetizzare. Tutto ciò per dire che, a volte, con una perfetta colonna sonora le cose sembrano più colorate, più saporite, i momenti più intensi.

     
    A questo proposito mi viene in mente il tipo con cui sono uscita verso la fine della scuola. Tre intensi giorni di pomiciate…okay, diciamo che “pomiciare” non è la definizione corretta ma ci sono un sacco di modi per chiamare quello che abbiamo fatto (in ogni parte d’Italia ha un nome diverso) come ad esempio tirarsi un limone,  limonare,  slinguarsi,  andarci e/o farsi (questi sono due di quelli che odio di più) e infine il mio preferito: baciarsi alla francese. Mi sono sempre chiesta se fossero stati effettivamente i Francesi ad inventare questo tipo di bacio o se fosse stato più per una sorta di licenza poetica oppure semplicemente era un modo per dire che  i Francesi con i baci ci andavano giù pesanti. Non lo sapremo mai.

    Chiusa parentesi. Stavo dicendo (ed ora avete capito il perché ho preferito usare la parola pomiciare o, come direbbe John Green pastrugnare, anzi sì! Ho trovato! Userò questa!), quindi, sono state tre belle giornate di pastrugnamenti, ciò non toglie che nel momento in cui il mio primo bacio ha avuto come colonna sonora una raffica di canzoni house (era un dj, me lo sarei dovuta aspettare) ho come percepito un senso di, di…come definirlo? Disappunto? Stizza? Rassegnazione? Perplessità? Quello che è. Il ragazzo era anche un jazzista, sono venuta a sapere. Dannazione. Le cose sarebbero potute andare in modo diverso.

     

    Camilla

  • Ritorno previsto alle ore 17:00.
    Partenza alle ore 16:16.
    Tempo che si impiegherebbe: 2 ore.
    Trova l’errore.
    “Dieci minuti” mi avevano detto. “Devo prendere un paio di jeans” mi avevano detto.
    Un’ora siamo state in quel dannato centro commerciale, alla fine ho dovuto ripiegare I miei dispiaceri comprando una canottiera.
    Appena ho guardato l’ora sul cellulare sono schizzata fuori dal negozio con la mia amica e sua madre e abbiamo cominciato a correre per tutto il centro commerciale e sotto la pioggia nel parcheggio e, mentre tentavo di tenermi giù I pantaloncini per evitare di regalare al mondo la visione di uno spicchio rubato del mio culo, non potevo che sentirmi terribilmente mortificata per il ritardo.
    Domani mattina ripartirò per il mare, avrei voluto passare più tempo possibile con I miei genitori.
    E la mia frustrazione è alimnentata dal fatto che queste cazzo di gallerie anti-connessione (necessaria ad una povera adolescente) sono ogni tre metri!
    Voglio la mamma! – Frankestein Junior

  • Dopo un’altra settimana di montagna che ho trascorso rinchiusa in un bellissimo chalet in mezzo al bosco abboffandomi di dolci ed ascoltando le ciarle della mia amica su tutte le fandom di questo mondo l’unica salvezza è stata Vincent Cassel. Lui e Il Cigno Nero mi hanno fornito sufficienti fantasie erotiche per evadere da una settimana di vacanza abbastanza deludente ed in cui la nostalgia di casa si è fatta più viva.

    Ecco, quest’anno, scopro che tutte le amiche che mi stanno invitando in vacanza, nell’esatto periodo in cui ci sono io sono tristi, o pensierose, o malinconiche, o incazzate o non lo so, fatto sta che mi sono dovuta sorbire quasi tre settimane di depression time e sento che anche il mio di buon umore è seriamente a rischio. Ma! C’è un ma! Sono una persona solare e ipocrita perciò cercherò con ogni mezzo di sfoggiare un sorriso con il quale irradiare le mie giornate!

    Questa settimana non ho film che mi facciano fare piccoli viaggi nel mio subconscio dal momento che mi trovo a Forte dei Marmi. Posto particolare Forte dei Marmi, la gente è ricca, sostanzialmente, il lungomare è “costellato” (e non uso la parola costellato a sproposito) di ville e villette ed hotel con un numero di stelle che non credevo esistesse. Solo l’altro giorno tre ragazzi del posto, dopo essersi cavati i pantaloni e aver pisciato nei remoti angoli della spiaggia, si sono appropinquati al nostro salviettone (ero con un’amica) per offrirci due bottiglie di ottimo Bollinger del 1999 vuote (e questo spiegherebbe perché hanno mostrato il loro lato migliore nel bel mezzo della spiaggia) e dei soldi. Tre ragazzi, seminudi, e molto molto avvenenti (per non usare termini rozzi) ci volevano dare dei soldi, così, a caso. Il ragazzo biondo ha aperto il portafogli e ne è uscita una quantità difficile da credere di banconote da cinquanta.

    Mi sembrava immorale chiedergliene un paio.

    Insomma, questo vi dà la dimensione del posto in cui ci troviamo.

    Ora come ora sono qui sul letto, la mia amica, in fianco a me, si diletta nella lettura di Città di Carta, di John Green. Sento che dirò una cattiveria ma non capisco come i libri di John Green siano diventati tanto famosi tra gli adolescenti. Non è possibile che una massa variabile di persone intorno al milione e mezzo sia abbastanza intelligente da capire le sue metafore, i suoi insegnamenti di vita. No. Mi sento di escludere che un’orda di teenagers sia abbastanza intelligente da riuscire ad apprezzare realmente questo libro.

    Beh, comunque stamattina niente spiaggia. Ripiegheremo sul pomeriggio per evitare ulteriori ustioni di quelle che oramai abbiamo accettato di sentir bruciare sul nostro corpo. Io in particolare mi sono scottata OVUNQUE e questo solo il primo giorno, ma qui a Forte si riuscirebbe a rimorchiare anche con un filo di bava che scende da un angolo della bocca quindi, con discreto successo, siamo riuscite ad ottenere le attenzioni di qualcuno ed è andata pressappoco così:

    • I PRIMI: bellone abbronzato e tatuato con una tartaruga scolpita e fluente chioma di ricci biondi insieme ad amico moro con occhi azzurri ci invitano a giocare a palla per constatare un attimo dopo che avrebbero potuto essere nostri genitori e una notte di sesso folle tra ventitreenni e sedicenni non si poteva fare.

      A me e alla mia amica piaceva lo stesso.

      So hot ! ✋

    • I SECONDI: un gruppo di ragazzi al molo parla ininterrottamente di cinema ed io, dall’altra parte, li ascolto e sbatto la testa contro alla ringhiera in quanto sento di avere mille occasioni per prendere parte alla loro discussione ed instaurare una conversazione ma mi manca il coraggio. Dopo un quarto d’ora di agonia la mia amica, seccata, irrompe nel gruppo ed espone la mia frustrazione da cinema-malata e riusciamo ad inserirci fino a che il gruppo si sfoltisce e rimangono due ragazzi. Intelligenti, brillanti e divertenti, il primo è alto, un po’ troppo, magro e moro. Il secondo è da volar via. Occhi azzurri, chioma di capelli castani spettinati, bellissimo sorriso. Ci hanno dato i rispettivi nominativi per tenersi in contatto per poi “sbolognarci” (tirarci un bidone, due di picche) brutalmente il giorno successivo con il classico “magari ci si risente”.

      A me e alla mia amica piaceva lo stesso.

      .

    • I TERZI: il terzo episodio è già stato narrato in precedenza. Tre ragazzi mezzi ubriachi e molto socevoli e “benestanti” di cui uno particolarmente bello. Biondo, abbronzato, tatuaggio, voce sensuale. Ci hanno dato le indicazioni per trovare il loro appartamento invitandoci a passare una serata insieme all’insegna della frase “le bocce sono sempre le benvenute!” Non siamo ancora riuscite a trovare l’appartamento, ma credo che io e la mia compare useremo l’ormone-detector per trovarli.

      A me e alla mia amica piaceva lo stesso.

    Ed ora quindi eccoci qui, stanche, provate e in balia degli ormoni, senza Vincent Cassel a tirarci sù.

    Nel Cigno Nero è spettacolare. Questo film è preda di un vortice di passione, una passione repressa in maniera malata e che cerca di sbocciare per vie traverse e oscure. Bellissimo. Strepitoso. Meraviglioso! E poi, oltre al tanto caro Vincent abbiamo un cast che dispone di Natalie Portman, Mila Kunis e Winona Ryder. Tanta roba.

    Untitled

    Ovviamente, nella settimana di filmografia folle passata nello chalet ho dovuto anche adattarmi (e la cosa non mi ha fatto schifo) a film di livello un po’ più basso ma sempre ben voluti. Come Capodanno a New York, che sarà il classico, prevedibile film d’amore diabetico ma con il cast di cui dispone non posso fare a meno di amarlo! Oltre al fatto che, per una questione di coerenza, se mi piace un film come Love Actually, mi deve piacere anche questo. Per rendere chiaro cosa intendo per cast sensazionale mi basterà citare qualche nome: Robert De Niro, Halle Berry, Hilary Swank, Bon Jovi, Katherine Heigl, Sofia Vergara, Zac Efron, Michelle Pfeiffer, Sarah Jessica Parker, Abigail Breslin, Ashton Kutcher, Lea Michele, Jessica Biel, Josh Duhamel.

    Capite ora cosa intendo.

    Dunque questa è la fine.

    Per il resto della mattinata credo che dormirò, e forse scriverò, e leggerò qualche straziante racconto di Edgar Allan Poe.

    Camilla

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    Ho avuto le prove, se non dell’esistenza di Dio, certamente di quella di un paradiso possibile. E l’esperienza è replicabile. Non semplice, ma replicabile.

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    Prendiamo un mattino di fine Settembre, di quelli che per diversi anni a fila succedono nella vita delle persone. Sole che è un lontano parente di quello estivo, umidità che sale dal basso, umidità che scende dall’alto, condensa su mondo.

    Prendiamo il miele di tiglio, il suo sapore persistente, un pò mentolato, un pò affumicato, cristallizzato al punto da dover mercanteggiare l’affondo del cucchiaio.

    Prendiamo una noce, grossa e oleosa. Buona

    Tutto è lecito purchè noce e miele vengano a contatto: mettere un pò di miele sulla noce, seppellire la noce nel miele martellando col cucchiaio e poi ripescarla (operazione che spesso rivela un lato inelegante).

    Ottenuta la copula, alè, in bocca. E qui inizia il lavoro duro. Il tutto NON va avidamente deglutito. No. Masticare, bisogna masticare. Usiamo i molari. Diamo un senso più alto a otturazioni, capsule, intarsi, perni. Ammortizziamo le migliaia di euro spese e le mitragliate di iniezioni anestetiche. Il lavoro si fa sempre più duro perchè noce e miele, dopo l’iniziale disapprovazione d’esser stati masticati si arrendono, si fondono, si sciolgono e vanno a morire sulla lingua. E’ un gusto rotondo, le pareti dolci ed il cuore leggermente amarognolo. morbidomieleduranoce. Il miele muore rotolando in avanti, la noce si lascia cadere all’indietro. I meno meritevoli a questo punto deglutiranno, commossi. E tutto finirà. Eiaculatio precox. Il paradiso non è per tutti. Bisogna masticare ancora un pò, lasciare che il sapore riempia la bocca, lento lento, che lo spirito dei due salga al palato, come l’umidità del mattino. Quando non ce n’è più, si può deglutire. Ci siamo guadagnati un istante di paradiso in terra.

    Anna Cottarelli
    (http://annacottarelli.it)

  • Partenza.

    Lascio le montagne, il grandioso panorama e la cucina abbondante (molto molto abbondante) e rassicurante di mia zia.

    Come lasciare questo posto nel modo giusto? Vi dirò, non sono stata in grado di affezionarmi così tanto al posto e alla routine della famiglia della mia amica. La montagna è magnifica, maestosa, incredibile, ma non me la so godere. Odio camminare e per me è frustrante perdere tempo non sfruttando le risorse per cui sono ugualmente felice di tornare a casa. Nella mia bella piccola città dove recupererò, in questi due giorni prima di ripartire,  tutti gli aperitivi arretrati con mia mamma. Già per stasera la vita mondana mi aspetta.

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    Pur tuttavia è fastidioso lasciare un posto con l’amaro in bocca e ho pensato che il modo migliore sarebbe stato guardare un film…che ne so? Un film magari con Vincent Cassel, James McAvoy e Rosario Dawson? Un film come Trance.
    Con un cast simile, lo ammetto, c’era da star sereni e infatti non sono rimasta delusa! Il film è un intreccio intrigante, misterioso…e un po’ confusionale quindi se vorrete lanciarvi nella visione fatelo in un momento in cui siete vigili sennò a farvi stare svegli sarà la nuda e bellissima Rosario Dawson (per i maschietti) e per le femminucce la visione degli stratosferici culi degli altri due protagonisti della vicenda.
    Aldilà del l’inclinazione di Trance nello stuzzicare l’ormone (il mio in particolar modo dal momento che sono innamorata di Vincent Cassel…e un po’ anche di James) consiglio caldamente agli appassionati di Thriller di provarlo.

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    Di film simili (che io conosca…ma in effetti ne conosco) potrei suggerire Inception, bellissimo con Leonardo Di Caprio che in questo momento è seduto a guardare il vuoto e ad aspettare un fottuto Oscar, e appena finito qui mi aggregherò a lui; Ellen Page attrice che adoro e che fa per lo più film comici come Juno, storia di un’insolita, ma che al giorno d’oggi non è poi così insolita, sedicenne che rimane incinta; e infine Joseph Gordon-Lewitt, attore che mio papà ha saggiamente definito eclettico ovvero che, letteralmente, cambia faccia e non scherzo. Ha fatto film come 10 Cose che odio di te con Heath Ledger (e ci tengo a sottolinearlo), ma per restare in tema col genere di cui parlavamo, a chi interessasse, ha fatto anche Looper con Bruce Willis, anche questo da vedere.
    Beh…insomma, ora che sono riuscita, con il sesto (credo) post di questo blog a scartavetrarvi la cosiddetta minchia e dopo aver avuto n.1 risoluzione esistenziale finendo Cercando Alaska e n.1 delusione atroce finendo Divergent credo che continuerò a veleggiare (stare su una macchina a cazzeggiare suonava brutto) verso casa.

    Camilla

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    Posso solo essere compiaciuta di me stessa per la mia colossale riuscita, quest’estate, nel campo dello “scroccare” vacanze.
    4 amiche. 4 posti diversi. 4 settimane.
    Oh sì.
    Quindi eccomi qui, nel corso della prima rilassante settimana di vacanza. Il posto è da favola, un cottage isolato con un bellissimo giardino che da su una vista mozzafiato delle montagne. Ieri c’era la Luna rossa. Il primo giorno io e la mia amica ci siamo coricate sul terrazzo, nel buio totale e abbiamo guardato le stelle comparire nelle loro luci lontane. L’aria è fresca, insolita, ma fresca, quasi surreale.
    Se solo smettesse di piovere.
    In V per Vendetta lei diceva che Dio è nella pioggia. Credo sia vero. Aldilà di quello in cui si crede sono sicura che avesse ragione. Ma questa non è  una pioggia di quelle, questa è triste e opprimente. Quando Dio è nella pioggia è come se lo sentissi in ogni singola goccia, come se desiderassi che quell’energia ti travolgesse lasciandoti investire dalla tempesta, senti la libertà che si sprigiona da ogni fibra del tuo corpo e sorridi. Puoi solo sorridere.

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    Ad ogni modo abbiamo trovato la soluzione ai nostri guai: film.
    Con un’indispensabile scorta al nostro fianco, un sacco di turbe adolescenziali di cui parlare, due libri a testa, molto cibo e un pc, siamo riuscite a far fronte a questa umida situazione (che detto così).
    Pulp Fiction
    Forrest Gump
    I segreti di Brokeback Mountain
    Il Miglio Verde
    The Snatch
    The Help
    The Fighter
    In her shoes
    Le iene
    Prova a prendermi
    August Rush
    The Boondock Saints
    Frankestein Junior

    Ora ditemi se ho scelto dei film di merda!
    Oggi pomeriggio probabilmente ci lanceremo nella disperata rincorsa di una storia lacrimevole quale I segreti di Brokeback Mountain. Mi vien già da piangere. Una delle storie d’amore più belle di tutta la storia della cinematografia con due attori incredibili, Jake Gyllenhaal e Heath Ledger (il mio attore preferito, morto a 28 anni nel gennaio del 2008).
    Beh…che vi devo dire? Ognuno si salva con ciò che può.

    Camilla

  • Ieri sera, dopo uno sfiancante (nonché gratificante e assurdo o.O) allenamento di tennis, dopo aver camminato sotto il sole rovente fino a casa mia sudaticcia e ansimante e dopo aver scoperto, una volta in ascensore davanti allo specchio, di aver avuto dei capelli di merda per tutto il tragitto ho deciso di concedermi un film.
    Sì perché l’idea iniziale era di camminare per cremona con l’aria della atleta, ma cazzo! Un’atleta con i ricci così dannatamente schiacciati e flosci non s’è mai visto!!
    Pur tuttavia ho ritenuto che abbandonarsi tragicamente ad un sano horror sarebbe stata la soluzione migliore, non avrei comunque potuto vedere niente di più terrificante della mia pettinatura -_-

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    The Orphanage, di Guillermo del Toro. Il boss degli horror se mi posso permettere. Se andrete al cinema di recente troverete i soliti film in cui il demonio si è impossessato di una vittima, una ragazza pura e solitamente molto snodata, con capelli lunghi e neri e camicie da notte bianche, vintage e di discutibile originalità. C’è qualche horror uscito ultimamente che mi ha piacevolmente stupito (sì, chiariamo, non è che questi film non facciano paura ma bisogna ammettere che la trama ormai è una per tutti) come The Conjuring – L’evocazione. Sì, il classico con fantasmi, spiriti demoniaci, donne possedute, bambini che prendono a testate le cose, sonnambulismo ecc…Ma, giuro, ho pregato la mia amica (con la quale ero andata al cinema a vederlo) di dormire da lei. Una paura matta. E mi è piaciuto molto anche Oculus (sempre dello stesso regista), ha fatto meno paura ma l’ho trovato molto più originale! E l’ultimo che ho visto al cinema è stato…(il titolo è carico di suspence)…Le origini del male. Nom centra assolutamente un cazzo col film che, in conclusione non era così terrificante ma piacevolmente insolito.
    Tornando al nostro buon vecchio Guillermo, credo che i suoi film siano delle vere perle, The Orphanage forse non è stato così spaventoso ma l’ho trovato comunque molto molto originale. Ecco cos’ha questo regista! L’originalità! Quindi, per i pochi che mi seguiranno, e che avranno il coraggio di ascoltare tutte le mie cazzate, consiglio caldamente: La madre, The Others, Il labirinto del fauno e ovviamente The Orphanage (attention please: i primi due fanno davvero…davvero paura…davvero paura).
    Ora che ho espressio il mio fanatico entusiasmo per gli horror con questo post kilometrico credo che mi dedicherò ad un po’ di sanissimo snapping come ogni buona adolescente che si rispetti.
    Aurevoir, miei cari.

    Camilla

  • Dopo essere stata ripetutamente bidonata da un mio amico e dopo aver tentato in ogni modo di contattare la mia compagna di “risate e mangiate” che probabilmente è ancora a letto ho preso la saggia decisione di andarmene a fanculo. Poi, però, ho optato per una colazione solitaria al mio bar abituale.
    E quindi eccomi qui. Con latte macchiato, brioches e Cercando Alaska. Chissà se Alaska è libera per la colazione?

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    Camilla