Meltdown

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Com’è giusto che sia è meglio mettere in guardia voi future matricole di Fisica che come me ne capite poco, dei lati negativi, degli stati emotivi che magari attraverserete e potranno abbattervi, insinuarvi quella paura terribile e costante di non essere all’altezza.

Julie nel film Julie & Julia li definiva “meltdown”. Beh, io ne ho parecchi, nonostante un miracoloso miglioramento del mio umore nell’ultima settimana so che c’è sempre il momento di sconforto dietro l’angolo pronto ad assalirmi. Nel mio caso specifico tende a trasformarsi in cupa disperazione ma questo è un altro discorso.

Il problema dove sta? Sta nel fatto che io la guardo questa lavagna stracolma di concetti algebrici e non so che cosa stia succedendo. Sono lontana dal non capirlo, non so proprio cosa sia. Da un certo momento in poi non mi sforzo nemmeno più di trovare un senso. Non ho capito le cose prima, né quelle prima, né quelle prima ancora. Ho smesso di seguire prefissandomi di studiare da sola a casa e non ho avuto il coraggio di aprire libro o dispense. Ho il terrore. Non voglio leggere quelle prime due righe e sentirmi stupida, e prendere consapevolezza del fatto che dopo ce ne sono altre duemila di righe e per ognuna ci sarà un meltdown fottuto. Bisogna fare i conti anche con questo aspetto purtroppo. Che sei sempre indietro, non sei mai abbastanza, e non lo sarai mai ma nemmeno i migliori scienziati lo sono. Eppure loro impegno e passione ce le hanno messe. Io sarò capace di mettercele?

Camilla

Big Bounce

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Facciamo il punto della situazione. L’idea originaria di questo blog doveva essere di recensire film senza la benché minima competenza o senza uno straccio di follower  a cui potesse fregare un cazzo della mia opinione. Forse volevo cercare di manifestare il mio entusiasmo verso il mondo del cinema cercando di paragonare la mia vita, le mie esperienze e le mie emozioni ai film. A volte ciò che si vede allo schermo, ciò che un bravo regista riesce a fare con una buona fotografia, una bella sceneggiatura e un gran cast ha il potere di insinuare dubbi, di dar vita a terreno fertile per una riflessione, su sé stessi o su ciò che ci circonda. Non è così banale come sembra, o almeno mi piace pensarlo. Fatto sta che poi il blog ha preso una piega sentimental-patetica tra poesie e post deliranti sul mio egocentrismo e testi di canzoni che mi permettevano di sfogare il mio profondo bisogno di autocommiserazione, che alla fine ho perso di vista l’obiettivo e ho cominciato a scrivere di meno.

Un blog non è un diario, non è un “hey gente, vi rendo partecipi delle mie pippe mentali nella speranza che a qualcuno freghi una fava di come sto io”. Un blog è fatto per gli altri secondo me, per voi pochi che mi seguite e per i futuri che magari mi seguiranno. Vorrei che vi interessasse ciò che ho da dire e ciò che penso, non essere compatita, non è questo lo scopo.

Tutto ciò per arrivare ad una conclusione molto semplice.

Ho iniziato l’università, Fisica. Sono uscita da un liceo delle Scienze Umane credendo di essere un genio, una persona particolarmente brillante, per poi rendermi conto che non tutto mi è facile, non sempre posso vincere. Vorrei riportare quest’esperienza, perché le persone che non capiscono o non conoscono la scienza credono che renda solo più brutto il mondo, o che sia un ammasso di nozioni incomprensibili ideate da uomini senza altri interessi oltre ad una manciata di numeri. Vorrei che le persone percepissero la sua bellezza, percepissero che se esiste l’idea dell’esistenza di un Dio, di un qualcosa che va oltre, di una spiritualità o qualsiasi cosa in cui crediate, è grazie al fatto che siamo qui e cerchiamo di capirci da quando esistiamo e più capiamo, più ci rendiamo conto del mistero che ci avvolge e di quanto siamo lontani dall’avere una spiegazione. Non è bellissimo ? Il mistero. Perché l’arte, la filosofia, la letteratura, la psicologia devono essere slegate dalla disciplina che cerca incessantemente di comprendere come il mondo sia realmente e di conseguenza quale sia il nostro ruolo ? Trovo che quest’impresa sia affascinante, e sarebbe bello un giorno prenderne parte, per ora studierò, cercherò di capire ciò che è già stato scoperto, mi farò sbalordire e sbatterò la testa in tutti quei concetti così ostici che buona parte delle persone rigettano con disgusto e si rifiutano di apprendere, anche se ne sarebbero in grado. Ma non sono una divulgatrice scientifica, non sono una scienziata, non sono un’appassionata di fisica, non sono nemmeno una che ne sa molto su tutta questa faccenda dell’universo. Sono solo una ragazza che ha sentito il richiamo di quel mistero e spera di potercisi avvicinare giusto per capire quanto è profondo ed inconoscibile. Studio fisica perché vorrei capirla per arrivare a quella bellezza così intensa della natura, dell’universo e dell’uomo che ha ispirato le menti più brillanti, e fatto emozionare i cuori più sensibili.

Vorrei che questo blog potesse essere letto anche da altre persone, infine, che, come me, non si sono mai confrontate con i propri limiti. Vorrei che fosse loro di aiuto per capire che non sono soli, non sono sbagliati, non sono stupidi. Ogni giorno quando entro nella mia aula mi devo ripetere ogni secondo che tutto questo non è più grande di me, che non devo confrontarmi con gli altri, o spaventarmi se sembrano più capaci, più intelligenti. La lotta è con me stessa e perderò solo quando getterò la spugna perché avrò deciso di non credere in me, di non credere di essere all’altezza. Questa impresa è alla mia portata, è alla vostra portata. Tenete duro e accettate i fallimenti, accettate di non raggiungere l’eccellenza, accettate di non essere i migliori, di perdere a volte o spesso magari. E’ per voi che lo fate e per nessun altro.

Buona fortuna, la auguro a voi e a me.

Ce la faremo.

Camilla

Mentre dormi

La mia vita sta prendendo una svolta. Lo sento ogni giorno che passa. Sento che le cose che faccio, tutto ciò che a me è familiare svanirà per dare spazio ad ambienti completamente nuovi. Quello che vedo, le abitudini che ho, i profumi che riconosco non li troverò più, ne troverò altri.
E mentre tocco la tua pelle, e ti guardo dormire, sei bellissimo, e penso che anche tu forse sei una di quelle cose familiari che non avrò più intorno.
E allora ti stringo, ti stringo forte.
Questi sono gli ultimi momenti.

Camilla

Creep

La verità è molto banale.

È che ti manca terribilmente e quella cosa che ti divora il cervello è il costante terrore che per lui non sia lo stesso. E che tornerai ed avrà altro da fare e tu vai avanti nel buio ad annegare in quel presentimento di non essere abbastanza, sentendo che le tue lacrime sono sbagliate e la tua tristezza è opprimente anche per lui. Ed ogni volta che vedi una ragazza più bella di te pensi che la sua esistenza comporti un valido motivo per lui di lasciarti. E la testa si arrovella su pensieri e pensieri e pensieri che si attaccano l’un l’altro e formano questa catena di spine in cui ogni giorno inciampi. E se pensi che qualcun altro lo abbraccerà piangi e basta. Come una scema.
Camilla

L’unica

A Sophie

L’unica persona che mi amerà per sempre sei tu.
L’unica persona che conosce i miei difetti.
L’unica persona che sa smascherare le mie insicurezze.
L’unica che capirà i miei errori e che capirà i miei pianti, anche quando sembreró patetica.
L’unica che riderà con me anche sulle cose inutili e tristi.
L’unica che non mi farà mai sentire fuori posto.
L’unica che si costringerà ad accettare la mia vita e a farne qualcosa di mio.
L’unica che mi spingerà ad andare incontro alle mie paure, e mi abbraccerà quando non ci riuscirò.
L’unica che è disposta ad essere uno sfondo della mia felicità.
L’unica senza la quale la mia felicità non avrebbe alcun senso.

Brevi interviste con uomini schifosi

Date nel senso di “coinvolgimento sociale” intergenere connotava due operazioni nettamente distinte: (A) l’esplorazione bilaterale di un’eventuale compatibilità neurogenetica a lungo termine orientata a unione intergenere legalmente codificata, I.G.P. e progenie soft; o (B) il perseguimento unilaterale di un episodio immediato, vigoroso e non codificato di interfaccia genitale incurante della compabilità, della progenie soft e anche solo di uno straccio di telefonata il giorno dopo.

David Foster Wallace

Zemra ime

Pensavo che l’amore magari non è un sentimento poi così complesso, forse è arrivare a comprenderlo e provarlo che è complesso. 
Forse non si tratta di sapere subito che una persona è quella giusta. Ma succede un po’ come con le amicizie, no? All’inizio stai benissimo, talmente bene che cresce in te quella paura che ci sia qualcosa di “non perfetto”. E niente poi scopri che c’è davvero qualcosa di “non perfetto” e ci devi pensare un po’, ci devi combattere un po’, contro di te più che contro l’altra persona. E alla fine ti batti e ti dici che vale la pena di continuare e tu continui. E capisci più cose, conosci più cose, di te e di lui o di lei e ti sembra di star facendo una lunga camminata che a volte è proprio faticosa ma poi vedi di quelle cose come le scogliere bianchissime che ti dici che forse ancora un pezzetto di strada lo faccio e vediamo che c’è dopo. E il paesaggio continua a cambiare e cazzo questa strada che salite stronze c’ha a volte ma poi arrivi su e c’è solo cielo e mare e tu mica te l’aspettavi e allora vai avanti e vai avanti. E fai una fatica boia, e pensi che vuoi mollare e ti sorprendi e ancora e ancora, e diventi più forte, più deciso, più saggio, e tutto è sempre più sorprendente e pensi ma come diamine è possibile che sto sentiero continua a cambiare e non puoi smettere di camminare perché ci sono talmente cose che ancora non hai visto anche se vacca puttana ogni tanto le gambe non ti reggono. Ma tu diventi più forte. E il paesaggio è sempre più bello. Ed ogni giorno è una lotta ed ogni giorno al tramonto alla fine ne è valsa la pena.
Che ne so, forse è questo l’amore.

Camilla