POESIE DELIRANTI

Accidia

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Svegliami dall’incubo di me stessa.
E portami a vedere le stelle.
Brucia questo mio libro di vita,
Queste poche pagine sgualcite nell’accidia.
E rendimi reale.
Dammi la vita che non mi so costruire.
Dammi l’aria,
Il mare,
Dammi la volta celeste,
E poi il calore del sole,
I campi infiniti,
Il mare.
Dammi il mare e andrà bene
Sarò contenta.
Sarò nulla e tutto
Sarò un millmetro e un chilometro
E così mi va bene.
Mi sta bene essere senza forma.
E morire ogni istante
per vivere per sempre.

 

Desiderio

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E volete tutti il mio corpo.
Scoparmi l’anima
Come fossi un lago di montagna
L’acqua cristallina immobile
E farci il bagno per veder
Formarsi le increspature.
Scopate le mie paure
Che vi piacciono
Mi rendono più vera
Anche mentre fingo.
Fingo di amarmi.
Fingo di amarvi.
Il mio corpo vibra sotto il calore delle tue mani.
E vorrei che lo prendessi
Tanto non è mio.
Lo lascerei a te e al tramonto,
Lascia il mio corpo al tramonto,
Che se ne prenda cura.
E la mia mente si dissolve in uno sguardo.
Guardami mentre lo fai.
Guardami che voglio sparire.
Svanire nel tuo desiderio.
Questo sono:
Desiderio.

 

Ferite

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Non ti amo più.
Non ti voglio più.
Mi mancano le cose belle.
Mi manca amare.
Nuoto in questo fango
Nello stagno delle mie incoerenze.
E odio aver bisogno.
Odio non bastarmi.
Odio quest’acqua bassa e sporca.
Quest’umidità che mi toglie il fiato.
Odio me stessa.
Quindi fammi male quando mi prendi.
Feriscimi.
Voglio i segni di quest’odio sulla carne.
Odiami anche te.
Le tue mani mi vogliono.
Il tuo sguardo mi detesta.
Conficcami nei fianchi questa rabbia.
Cerco l’altrove nel dolore,
nella passione.
Solo così fuggo da me.

 

Respiri

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E’ così travolgente la bellezza del mondo.
In confronto a queste piccole ammaccature di infelicità.
Tutto ciò che ho di brutto
si annulla nelle stelle,
nel Grande Carro
sconfinato e possente
inconcepibilmente grande.
Tutte queste magagne di umanità,
sbavature su un quadro che nessuno sa immaginare,
non sono niente.
Io sono niente.
Riduco la mia vita
a refoli di esistenza,
a quegli sporadici sussulti
di quando percepisco l’infinito.
E penso al mare,
alle barche ormeggiate
che all’alba ondeggiano,
le vele rosse,
silenzio.
Vita,
tutta d’un colpo.
Impetuosa
e dolce.
E quella sensazione di non tornare mai
e sentirsi sempre a casa.

 

Graffi

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Mi manca il tuo corpo accanto al mio
sotto le lenzuola.
Sapere che dormi tranquillo
e magari sogni.
Non voglio dimenticarti,
non voglio stare bene,
voglio soffrire pensando al tuo volto
e rimanere attaccata con le unghie al ricordo di te.
Voglio graffi e lividi sul mio corpo
di questa sofferenza.
Feriscimi e amami.
Io ti amo
ma non riesco a ferirti.
Mi faccio del male.
Fammelo tu, ti prego.
Mi serve per rimanere con te
e odiarmi finché non esploderò
come un puntino silenzioso all’orizzonte.
E tutte le mie lacrime saranno il mare
che ti accoglie.

 

Bel tempo

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Dio, fammi andare via da qui,
da questo corpo,
da questa vita.
Non mi voglio,
non ci riesco più a stare con me.
Mentre lì fuori il cielo è così bello e azzurro.
Io sono qui,
impantanata in questa nebbia del cazzo.
E sono io.
Se questo schifo sono io
non ci voglio più stare qui.
Riportami a casa.
Morire.
E vivere anni luce da qui.
Ci sono troppe cose brutte che non esistono.
Non esistono.
Ma ci sono, nella mia testa,
incagliate tra gli scogli delle mie debolezze.
Morire.
Sbrindella la mia anima e soffiala via.
Non voglio essere altro che vento.

 

Deserto

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Voglio la tua pelle contro la mia.
Voglio sentire che esisti,
che sei con me,
che siamo noi due e nulla di più.
Voglio vivere in un istante
in un’esplosione di calore cosmico
minuscolo piccolo infimo
concentrato in un infinitesimo
di millimetro
d’amore.
Fammi sentire il tuo amore qua
accanto a me.
Fallo esplodere insieme al mio.
Dammi il tuo respiro, amore;
dammi le tue braccia;
dammi il tuo torace;
dammi le tue guance;
le tue gioie;
le tue paure.
Portamele qui.
Le terrò al sicuro.
Ti terrò al sicuro.
Finché là fuori il mondo cesserà di ruotare.
Di vorticare nelle vacuità.
Aspettiamo il deserto, amore.
Lo aspetti con me?
Solo noi due
e il Sole.

 

Primavera

La primavera è la nascita di un’eterna bellezza,
di una languida solitaria e stupefacente meraviglia
che anche nell’appassire,
nel suo dolore e nel suo tremendo amore,
lascia sui suoi petali una pacata eleganza.
Una prima vera poesia

 

Petali di rosa

Vorrei infilarmi tra i petali di rosa con i bordi scuri e consumati.
Vorrei il velluto tra le cosce.
E sentire i capelli appoggiarsi alla schiena.
Vorrei la tua lingua sulle mie dita
e il vento sulla mia faccia.
Vorrei un infinito che si fingesse una fine che non posso conoscere.
Vorrei che il sole illuminasse solo le cose belle
e che il buio mantenesse sbagliate le mie storie.
che le voglio sbagliate.
E la luna se la ride magari,
ed è giusto che rida dei suoi difetti,
delle storie che l’hanno bucata.
E’ bella con i suoi crateri,
ma continuo a volere
petali di rosa.

 

Ti darei il mare

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Vorrei poterti far vedere le cose belle.
Tutte.
Vorrei avere il potere di impressionarti.
Vorrei crearti un piccolo sogno reale.
Solo per te.
E vederti piangere sotto alle cascate.
Oppure correre nel deserto.
Vorrei prenderti e portarti lontano.
Vorrei prenderti e renderti libero.
Vorrei poterti far volare.
Farti vedere il tramonto dall’orizzonte stesso.
O Mosca coperta di neve.
Vorrei sapere com’è il vero silenzio.
Quando anche la terra intorno è morta.
E parla solo il sole.
Vorrei che potessi sentire il fracasso della notte da una barca in mezzo al mare.
E faremmo il bagno nell’acqua blu.
Sotto il riflesso della luna.
E ti bacerei.
Bacerei il tuo sorriso.
Ora ti bacio,
Ti bacio perché è l’unica cosa che posso darti.
Ma ti darei il mare.